Quali ingredienti per un evento che funziona?
Andrea Andreutti - 23/10/06Sabato mattina ho assistito a un evento organizzato da Osram per presentare la propria lampada DOT-it.
In alcuni capannoni del Superstudio sono stati creati circuiti a ostacoli che simulavano la “giungla metropolitana”. Questa corsa ad ostacoli che si chiama Parkour e’ stata inventata in Francia da David Belle all’inizio degli anni ‘80 ma vi assicuro che la cosa funziona anche qui da noi dopo oltre vent’anni, a vedere il pubblico presente e il numero di ragazzi che avevano pagato per poter seguire il corso tenuto da alcuni istruttori specializzati.
La cosa mi ha fatto riflettere su quali potrebbero essere oggi gli ingredienti per un evento che funziona.
Ecco alcune considerazioni:
1. i prodotti comunicano: oggi molti prodotti (e servizi) hanno sfaccettature diverse e sono in grado di comunicare da soli. Valutiamo la possibilita’ di “farli vivere” in maniera efficace all’interno dell’evento. Ognuno ne portera’ a casa la percezione piu’ vicina al proprio modo di essere. Questo approccio funziona meglio di presentazioni e discorsi istituzionali. Ma se proprio non possiamo farne a meno, non annoiamo il pubblico con speech superiori ai 15-20 minuti totali.
2. l’evento deve essere esclusivo: con la diffusione di internet e dei canali satellitari per un’azienda diventa difficile trovare un elemento di attrazione/richiamo veramente nuovo. Occorre identificarlo con attenzione per evitare di proporre qualcosa di poco interessante e gia’ visto.
3. attenzione al contesto: nonostante la globalizzazione, abitudini e interessi, mode, culture e stili di vita variano da paese a paese. Cio’ che attira pubblico in un posto del mondo puo’ non farlo in un altro, a meno di non adattarne o modificarne la formula.
4. scelta della location (1): a meno che non si stia parlando dei campionati di parapendio, e’ bene prendere in considerazione luoghi facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. Se poi la location si trova in un’area alla moda, meglio ancora. Il pubblico potra’ approfittarne per partecipare all’evento e continuare la giornata/serata nella stessa zona. Non serve neppure focalizzarsi su locali particolarmente lussuosi o ricercati: e’ tutto l’insieme che deve funzionare e coinvolgere.
5. scelta della location (2): organizzereste mai un rave all’aperto in dicembre? Se necessario meglio optare per una location che offra la doppia soluzione aperto/chiuso. I matrimoni insegnano
6. coinvolgimento a 360 gradi: per far colpo e’ bene che il pubblico sia sollecitato da piu’ stimoli, anche contemporaneamente: elementi di design, giochi di luce, beverage, musica giusta e quant’altro fanno si’ che il pubblico non si senta “solo” anche per un momento.
7. la regia deve essere perfetta: la TV e i videoclip ci hanno abituato a ritmi veloci, senza tempi morti. In pratica meglio concentrare un evento di due ore in un’ora e mezza che dilatarlo eccessivamente con il rischio di annoiare.
L’occhio sul cronometro e l’attenzione maniacale ai dettagli diventano un elemento fondamentale per l’organizzatore.
8. no a figli e figliastri: se si prevede un diverso trattamento per alcuni invitati VIP, e’ bene che gli altri invitati possano comunque godere di vantaggi diversi. A volte basta poco. Nel caso di uno spettacolo, ad esempio, e’ sicuramente comodo starsene serviti e riveriti al tavolo riservato, ma volete mettere l’emozione di chi si trova a solo un metro dall’artista? Vuoi vedere che qualche vip si buttera’ nella mischia?
9. creare esperienza: un evento lascia il segno quando protagonisti e pubblico riescono a entrare in contatto e a condividere esperienza superando le vecchie barriere istituzionali.
A questo punto mi sorge un dubbio.
Non e’ che il post mi ha preso la mano e sto parlando di “eventi 2.0″?
Spero di no. Voi cosa ne pensate?
Chi ha qualche altro ingrediente da aggiungere?
2 commenti »
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