Voglia di apparire

Che triste la voglia di apparire.
E oggi per apparire intendo ricerca di popolarita’, specie quando non c’e una vera ragione che la giustifichi.

Tra la gente comune ci sono ancora quelli che appena vedono una ripresa TV si mettono in bella vista e, un po’ come bambini, si beano sperando di essere riconosciuti in TV da amici e parenti.
Fin qui niente di sconvolgente.

Quello che piu’ mi lascia perplesso e’ vedere ancora radicato il fenomeno dei businessman (e delle businesswoman) che non perdono occasione per far apparire il loro nome e la loro foto su riviste e quotidiani di ogni sorta.
Negli ultimi tempi la cosa mi sembra tornata alla ribalta, come se il solo essere citati fosse dimostrazione di particolare capacita’ manageriale.
Peccato che spesso le interviste vadano bene per farsi quattro risate al bar con gli amici, davanti a una birra.

Interviste banali a parte, si passa dalle favole in cui manager partiti dal niente sono diventati per sola capacita’ e meritocrazia guru di settore (e ora indicano le strade future che fino a qualche anno fa erano indicate da Kotler e Porter) a quelle in cui top manager gesticono con disinvoltura e facilita’ lavoro e famiglia, capaci nel frattempo di ritagliarsi pure un paio d’ore per la palestra.
Merito della capacita’ di gestire le priorita’.
Poi pero’, se conosci qualcuno nella loro azienda, scopri che mentre loro corrono sul tappeto o sono a fare shopping (mentre i figli sono nelle mani della badante) c’e’ un team di adepti che escono alle nove di sera e fanno il lavoro per loro, sognando invano di trovarsi un giorno al posto del loro leader.

Poi c’e’ la categoria dei manager che rilasciano interviste improbabili.
Si va dalle aziende in cui cinque top manager differenti rilasciano cinque dichiarazioni diverse e contrastanti (e ci si chiede quindi se veramente lavorino sotto lo stesso tetto) alle interviste in cui questi parlano di cose che anche un bambino di cinque anni si renderebbe conto non conoscono, coniando termini improbabili o proponendo come approcci innovativi cose che sono superate da mesi.
In questi casi, se mettete da parte l’humana pietas, il divertimento puo’ essere superiore a quello offerto da una serata allo Zelig.

Dato che al peggio non c’e’ mai fine, anche le riunioni non sfuggono a questo triste fenomeno.

Prima dell’estate mi e’ capitato di trovarmi in un meeting in cui un fornitore di servizi si e’ presentato con ben cinque persone, quasi volesse presentarmi l’organigramma vivente (come le scacchiere viventi) dell’organizzazione.
Peccato che il valore aggiunto di quattro dei cinque presenti sia stato uguale a zero.
Ho pensato che acquistando il servizio di quell’azienda avrei pagato anche il tempo di quelle quattro presenze inutili e allora ho lasciato perdere.

Ma purtroppo mi e’ capitato anche di trovarmi nella situazione opposta, in cui in cinque eravamo noi, per gli stessi motivi. In questo caso il fornitore avra’ pensato che eravamo noi ad avere tempo (e soldi) da buttare e allora via con offerte commerciali proporzionate al numero di mani strette.
Folle e controproducente masochismo.
Ah, dimenticavo una cosa.
Nessuno di questi illusti manager di cui ho parlato, che tanto tempo hanno e tanta popolarita’ cercano in ogni occasione, ha un blog personale o gestisce un corporate blog.

Spararle grosse senza confronto con se stessi e con gli altri e’ facile.

Eh si’, gli anni passano ma quanta strada ci separa ancora dalla cultura manageriale americana.

2 commenti »

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  1. Ciao Andrea,
    come te lavoro per Samsung ma in Piemonte nell’Agenzia Basile, divisione audio-video.
    In realtà non voglio commentare la voglia di apparire di alcuni manager italiani, ma chiederti un consiglio su quali sono i migliori testi sul marketing. Ho capito che sei un esperto, e siccome io sono interessato ad allargare le mie conoscenze, credo tu possa darmi delle indicazione molto utili.
    Non più di un paio d’anni fa sul lavoro (lavoravo in negozio ai tempi) ho consciuto un docente universitario di marketing il quale mi prestò “marketing management” di Philip Kotler. Sono ancora in possesso dei 2 volumi, ma è un edizione obsoleta, anni 80.
    Se mi dai qualche dritta ne sarei molto lieto, magari anche se c’è qualcosa consultabile sul web…
    in seguito approfittando forse della tua pazienza, ti domanderò come si fa a creare un proprio blog…
    Ma questa sarà la prossima puntata.
    Ciao

    Commento di simone — 15 settembre 2007 #

  2. Ciao Simone,
    lasciami qualche giorno e ti spedisco via mail titolo e autore di alcuni testi che ho in libreria e che penso siano interessanti.
    Ciao

    Andrea

    Commento di Andrea Andreutti — 17 settembre 2007 #

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