Paga quanto vuoi, ma paga tanto
Andrea Andreutti - 08/11/07I Radiohead qualche settimana fa hanno lanciato un interessante esperimento per promuovere il loro album “In rainbows” su internet.
In pratica hanno permesso agli utenti di scaricarlo dalla rete offrendo per il download la cifra che volevano.
Oggi il Corriere parla di fallimento dell’operazione.
Ma facciamo un po’ di conti.
- 12 milioni e’ il numero di appassionati che hanno effettuato il download
- 62% quelli che non hanno offerto nulla (scaricando l’album gratis)
- 38%, quindi 4.560.000 (per legge matematica) quelli che hanno fatto un’offerta
- tra i paganti la media degli offerenti piu’ tirchi (gli inglesi) e’ stata di 2.24 sterline cioe’ 3.20 euro
Se moltiplichiamo 3.20 euro per 4.560.000 paganti otteniamo un importo di 14.592.000 euro. Questa e’ una stima pessimistica, dato che altri utenti hanno sborsato ben di piu’, come indica l’articolo del Corriere.
Nessun costo per il supporto, nessuna spesa per la distribuzione.
Va bene che i gruppi pop/rock sono abituati bene, ma se 14 milioni di euro di ritorno per un album, in sole quattro settimane, vi sembran pochi…
Dimenticavo, per scaricare l’album e’ necessario fornire una serie di dati (sfortunatamente senza link di conferma nella mail che si indica), motivo per cui l’iniziativa ha anche generato un potenziale database di piu’ di 4 milioni di utenti, non identificabili con la semplice vendita tradizionale di CD.
E lo chiamano fallimento.
9 commenti »
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Metto io 10 euri e poi segno tutto in nota spese
Poverini, con 14 milioni di queo copriranno al massimo il mutuo delle loro mega ville imperiali
Commento di Gabriele — 8 novembre 2007 #
http://godel
Andrea Andreutti fa notare un classico esempio di cattivo giornalismo, o ignoranza, o superficialità o come-vi-pare, sul Corriere della Sera. Il sito del quotidiano titola: ", riferendosi all’iniziativa del gruppo musicale che ha deciso di
Trackback di Principio di indeterminazione — 8 novembre 2007 #
io credo che sarebbe stato un successo pure se avessero guadagnato ‘solo’ 1.4million…
la storia del db l’avevo pensata anche io, è un patrimonio da non sottovalutare.
Commento di Gianluca — 8 novembre 2007 #
Tieni presente che una casa discografica paga al massimo il 10% dei profitti all’artista, ma mediamente non più del 3,5%. In realtà pagano ancora meno perché considerano una certa percentuale di album come pubblicitari etc etc.
In più se 1.000.000 di persone scarica la tua canzone, non significa che l’avrebbero comprata. Il 35% mi sembra una cifra addirittura astronomica.
Purtroppo temo che l’articolo non fosse tale per ignoranza, ma per piaggeria verso le case discografiche…
Commento di blue — 8 novembre 2007 #
Se andate a ricontrollare l’articolo del Corriere, vedrete che è stato corretto. Gli utenti che si sono scaricati l’album non sono 12 milioni ma 1,2 milioni. Lo si può verificare anche sul sito della società che ha condotto l’indagine
http://www.comscore.com/press/release.asp?press=1890
A volte gli errori di battitura capitano
Un saluto a tutti.
Commento di Finz — 8 novembre 2007 #
Io ho letto l’articolo in treno, il Corriere è spesso distribuito gratuitamente nei treni. Posso dire che è un ammasso di carta di cui il 50% solo pubblicità il resto articoli di cronaca, politica, editoriali ed articoli che non mi “danno” nulla.
Ritengo la stessa cosa di quasi tutti i giornali italiani autorevoli ed imparziali.
Commento di Erbamate — 9 novembre 2007 #
Grazie a Finz che ci fa notare l’errore di battitura del Corriere.
A mio avviso comunque, anche se il “fatturato” generato dall’operazione varia considerevolmente passando da 14.592.000 a 1.459.200 euro (e allora capisco anche l’insoddisfazione di chi e’ abituato a ben altri numeri), il conversion rate tra paganti e non non e’ assolutamente drammatico. Il problema a mio avviso non e’ quindi il fatto che le persone non sempre pagano, ma la massa critica.
Dovendo pagare l’album a prezzo pieno infatti coloro che lo scaricherebbero o acquisterebbero (come fa notare giustamente blue nel suo commento) non e’ detto sarebbero stati 1.2 milioni e sicuramente neppure 456.000.
La domanda che allora ci si dovrebbe forse porre e’ piu’ complessa: puo’ la rete con i suoi meccanismi e modalita’ supportare un nuovo modello di business (promozione e vendita) che faccia contenti case discografiche e artisti continuando a farli vivere nel paese del bengodi a cui si sono cosi’ tanto facilmente (e spesso non del tutto meritatamente) abituati?
Non e’ invece ora che le case discografiche la smettano di lamentarsi e si diano una mossa per stare al passo con i tempi provando in maniera piu’ convinta a sviluppare modelli di business compatibili con uno scenario che e’ da molti anni cambiato mentre loro stavano alla finesta dei loro ricchi salotti stando solo a guardare?
Commento di Andrea Andreutti — 9 novembre 2007 #
va bene così…evidentemente si paga quel che si crede che valga il prodotto ovvero quel che si vuol pagare in senso lato per una certa cosa. anche se nn siamo ancora maturi per un concetto di mercato come questo, ben venga un’iniziativa trasparente e democratica come questa.
i giornali sono sempre in linea con le case discografiche; diffidate.
saluti.
Commento di lucio — 13 novembre 2007 #
3/12/07… oggi il corriere parla di successo e ci va pesante con le dichiarazioni del gruppo che giudica inutile l’industria discografica. come dargli torto? commenti? Saluti a tutti.
Commento di lucio — 3 dicembre 2007 #