Morire a 12 anni a Milano

Pensate a un ragazzino che dopo un pomeriggio passato all’oratorio torna a casa felice in bicicletta. Pensate a un’auto posteggiata in doppia fila, alla portiera che all’improvviso si apre, al ragazzino che per schivarla si sposta sulla sinistra invadendo, ma chi per istinto avrebbe fatto diversamente, la corsia dei tram. Un botto e la fine di tutto. Così si può morire a Milano in un pomeriggio di novembre.

Di fronte a un avvenimento così tragico mi sento in dovere di fermarmi a pensare e pormi delle domande.

Come automobilisti dobbiamo capire una volta per tutte che le regole che ci sono imposte hanno dei motivi. I divieti di sosta e i limiti di velocità non sono stabiliti al solo fine di dare multe e portare soldi nelle casse del comune, ma per salvaguardare la sicurezza di circolazione, di automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. Una macchina posteggiata nel posto sbagliato può ostruire la visibilità, bloccare uno spazio di fuga, obbligare qualcuno a una manovra pericolosa per evitarla. E anche un gesto banale come l’apertura di una portiera d’auto senza guardare se sta arrivando qualcuno può arrecare danno a qualcuno. Pensiamo sempre in anticipo a quello che stiamo facendo e alle cause che potrebbe avere una nostra leggerezza.

I tutori dell’ordine e coloro che hanno la responsabilità di far rispettare le leggi, non devono farsi condizionare dalle abitudini e dal lassismo. Se ci sono regole, devono essere fatte rispettare sempre e con determinazione. Se ci sono mezzi che le violano (dall’eccesso di velocità al divieto di sosta) questi devono essere multati e rimossi in maniera decisa e continua- Solo così anche gli automobilisti più indisciplinati e menefreghisti impareranno a rispettare le regole.

Infine i responsabili di gestire la viabilità di una città come Milano devono prendere atto che ci sono tanti ciclisti che ogni giorno rischiano la vita perchè una città europea come la nostra non è stata ancora capace (o non ha voluto) creare delle piste ciclabili serie e degne di questo nome. Anche loro hanno delle responsabilità e il dovere di fare qualcosa subito.

Un pensiero al povero Giacomo e, per quel poco che può valere, un abbraccio alla sua famiglia nella speranza che riesca a superare questo momento così terribile.

[la notizia nella cronaca di Milano]

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