Le regole d’oro per guidare un’azienda

Nel numero di agosto la rivista Business People ha intervistato 13 AD di società e multinazionali presenti in Italia chiedendo quali sono le regole d’oro per guidare un’azienda.

Ho analizzato le risposte e condensato il succo in 16 punti:

- reinventare di continuo il modello di business, individuando nuove opportunità
- identificare le priorità strategiche
- alzare sempre gli obiettivi
- puntare su visione, indirizzo e pianificazione a lungo termine
- gestire il cambiamento
- avere determinazione (coraggio e tenacia nel perseguire gli obiettivi)

- favorire l’innovazione anticipando le esigenze dei consumatori
- cura del cliente (customer first)

- creare un team vicente e favorire il lavoro di squadra
- cercare ricerca e confronto, schiettezza e trasparenza
- curare gestione e rispetto delle persone
- alimentare senso di appartenenza e motivazione
- favorire passione e creatività
- dare un sogno da raggiungere al team

- saper ascoltare

- perseguire l’eccellenza nell’esecuzione

Siete tendenzialmente d’accordo o no?
Sono indicazioni interessanti o la semplice scoperta dell’acqua calda?

Abbiamo tutte le vacanze per pensarci.
Nel frattempo stacco sul serio.
Buone vacanze! ;)

10 commenti »

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  1. riflessione interessante, ne riparliamo al rientro dalle ferie. Ciao, divertiti

    Commento di marco — 8 agosto 2008 #

  2. riflessione base: ma “curare gestione e rispetto delle persone” significa ogni tanto dare qualche premio e promozione ai dipendenti (chi lo merita) oppure…
    ahahahaha…che bravi teorici.
    ottima ricetta, mandala all’AD di Alitalia.
    buone ferie a tutti.

    Commento di lucio — 11 agosto 2008 #

  3. Beh, da un certo punto di vista è la scoperta dell’aqua calda. Purtroppo però queste cose sono così semplici che pochi “leader” le utilizzano. Ho sentito il mio responsabile dire che il rispetto si ottiene con la possibilità di licenziare. Detto questo potete immaginare il clima che si respira nel posto dove lavoro.
    Io credo profondamente in queste regole, nel lavoro di squadra e nel rispetto e nella motivazione dei propri collaboratori. Spero un giorno di poter essere io a mettere in pratica queste regole. Saluti.

    Commento di Teodoro — 28 agosto 2008 #

  4. si, io sono d’accordo e, credo, di seguirle più o meno tutte.
    però è vero, sono così semplici che non si pensano e così molte vengono seguite semplicemente perché aderiscono al temperamento della persona – e sarebbe difficile seguirle altrimenti.
    poi, come teodoro ci racconta, ci sono persone che non le seguirebbero nemmeno avendole incise sulla scrivania.

    Commento di noa — 28 agosto 2008 #

  5. Archimede disse:
    “datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo”
    Ciao

    Commento di Marino — 2 settembre 2008 #

  6. ritorno sul mio post a mente fredda: mi sembrano tutte regole di buon senso e che sono seguite sicuramente da molti AD in specifici momenti ma magari non sempre in maniera continuativa.
    molto poi dipende dall’approccio del singolo leader.
    per un “salto di qualità” bisognerebbe veramente far diventare alcune di queste regole parte integrante dell’approccio aziendale, ai diversi livelli di management.

    Commento di Andrea Andreutti — 9 settembre 2008 #

  7. NON FIORI MA OPERE DI BENE
    Proviamo a essere un po’ concreti, cerchiamo di portare modelli da valutare, poi non è detto che queste siano azioni valide per tutti.

    Il futuro sarà ricombinazione.
    Un’organizzazione ragionevole che adatti se stessa al mondo. Il successo dipende dalla capacità di creare. Le società devono ” essere qualcosa per qualcuno “.
    Dobbiamo essere taglienti e specializzati. Capire cosa si è bravi a fare.
    In cosa siamo meglio degli altri? Quanto le proprie competenze creano valore e per chi ?
    Queste competenze sono condivise dagli impiegati ? Quanto è difficile copiarle ?
    Concentriamoci sulle core competencies. Fare bene quello che sappiamo fare e non fare altro.
    Oggi sono i lavoratori che detengono le risorse critiche per il benessere collettivo.
    Pianificare e essere veloci.
    Molte aziende non sanno chi sono: manca qualcuno che abbia visione d’insieme, che sappia dove sono localizzate e come fluiscono le diverse competenze che caratterizzano l’impresa. Costruire un’impresa significa favorire sia la trasformazione sia il trasferimento delle conoscenze.
    E’ necessario potenziare le conoscenze di tutta la struttura. Le conoscenze individuali debbono diventare conoscenze di gruppo. Gestiamo l’apprendimento. La velocità di una azienda non dipende da chi corre più forte, ma da chi è più lento, dai meno dotati.
    Una delle attività critiche di una azienda è l’attitudine a trasformare le capacità dei core competents, in competenze chiave diffuse all’interno dell’organizzazione. L’offerta deve essere:
    della migliore qualità
    innovativa
    con un buon rapporto qualità-prezzo
    in grado di costruire una sfida alle alternative presenti sul mercato
    divertente e sfacciata

    Innovare vuol dire ripensare il nostro agire e reinventare il nostro business.
    I clienti vogliono miglior qualità, meno costosa, e……….per ” ieri “.
    Dobbiamo essere innovativi, trovare delle ricette. Trasformare la complessità in semplicità.
    La creatività è una caratteristica delle aziende di piccole dimensioni. Quante aziende misurano mercato e posizionamento mentale non solo di se ma anche dei clienti?
    Sfidarsi significa porsi obiettivi che sembrano completamente fuori dalla nostra portata.
    Compito di un’azienda non è di assumere ma di organizzare: chi sa organizzare è capace di trovare un’idea e identificare le giuste risorse per realizzarla.
    Le nuove forze sono: rischio, dinamismo, creazione continua di valore.
    Bisogna ispirare le persone a impegnarsi comunicando una vision che sia una guida chiara per tutti
    Per innovare bisogna sperimentare, anche se sperimentare è pericoloso. Il posto di lavoro deve diventare come un campus universitario.
    Compito dei leader è creare nuovi leader. Ogni persona è motivata da fattori differenti e in modi differenti a seconda delle circostanze.
    Non servono mansionari ma MOTIVAZIONARI.
    La crescita delle motivazioni dipendono dai valori piuttosto che dal denaro. La lealtà si basa sulla condivisione dei valori.
    La critica non è necessariamente sintomo di infedeltà.
    Le persone hanno successo perché sono ciò che fanno e fanno ciò che sono.
    “Il successo non può essere perseguito, è solo un effetto collaterale causato da una dedizione personale ad una causa.”
    Fondamentale differenziarsi: o si è percepiti come i meno cari o come i migliori sul mercato
    La unicità può riguardare ogni cosa. L’idea, la logica di business, il packaging……
    O ti distingui o ti estingui.
    La chiave della competizione è la diversità. Per questo le aziende dipendono così tanto dalle idee originali. Poesia e profitto camminano insieme, immaginazione e emozione sono fattori che aprono le strade al futuro.
    Chi tocca l’anima ci tocca dentro. Ma attenzione : le aziende vendono una cosa mentre i clienti ne comprano un’altra.
    Le novità invecchiano rapidamente. Tutti hanno più o meno le stesse prestazioni. ” Non ci sono più cattive auto in giro ! “.
    Competere sulla base di parametri quantificabili ha una conseguenza pericolosa; permette ai clienti di confrontare le offerte dei tuoi competitor specialmente con internet.
    Dobbiamo competere su dimensioni che non hanno limiti.
    E’ meglio far qualcosa per qualcuno che niente per tutti. Non bisogna piacere a tutti ad ogni costo.
    Abbiamo bisogno di strategie che scatenino emozioni e che seguano l’etica dell’impresa.
    L’etica è un potente strumento di competizione: permette all’azienda di differenziarsi.
    L’etica è stata raramente utilizzata in tutte le sue potenzialità. Attraverso un comportamento etico, possiamo attrarre clienti e motivare i nostri collaboratori.
    Le aziende devono essere etiche ma anche…estetiche. Tutto ha una forma. I clienti vogliono ” oggetti caldi e seducenti”.
    Tutti gli impiegati di un’azienda devono essere resi partecipi dei fattori critici e delle fonti di vantaggio competitivo come la conoscenza, la qualità e le persone.
    E’ tempo di considerare consumatori e individui competenti come celebrità. Celebrità che decidono quando partecipare all’impresa e quando abbandonare il gioco. Per farle felici non possiamo stare seduti e non fare niente, nè possiamo convincerle a non abbandonarci con il ragionamento.
    Dobbiamo impegnarci a farle divertire, a farle felici.
    Sia i clienti che i collaboratori quando sono felici lavorano meglio.
    Un buon indicatore della performance di un’azienda sarà il numero di sorrisi giornalieri degli impiegati.

    Facile no? è solo questione di mentalità…..

    Commento di dubi — 9 settembre 2008 #

  8. @dubi
    interessante questo tuo accenno alla trasformazione e al trasferimento delle conoscenze.
    ancora di più il concetto di “ispirare le persone a impegnarsi” e di “creare, da leader, nuovi leader entusiasta di ciò che stanno facendo”.
    sono cose che mi trovano perfettamente d’accordo. per questo spiace vedere quando “incapacità di gestire il controllo” e “timore ingiustificato di creare concorrenti interni” (un manager non deve avere paure di questo genere) ostacolano nelle imprese lo sviluppo di gruppi di lavoro fortemente motivati. sono cose che accadono in Italia, o mi sbaglio?

    Commento di Andrea Andreutti — 10 settembre 2008 #

  9. assolutamente no. questo è il grande problema italiano di una cultura manageriale arretrata e egocentrica. Più crescono i tuoi uomini più sali tu. Filosofia e azione :
    “Nell’istante in cui superi il confine del conosciuto, in te sorge la paura.
    Da quel momento sarai ignorante, non saprai più cosa fare o non fare. Non sarai più sicuro di te stesso, potrai commettere degli errori, potrai andare fuori strada e perderti. Queste sono le paure che spingono le persone a restare impastoiate in ciò che conoscono, e , allorché una persona si lega a ciò che conosce , muore.”
    osho

    Commento di dubi — 10 settembre 2008 #

  10. [...] riportava una breve ma interessante intervista a Stephen Covey. Mi ha fatto tornare alla mente le regole d’oro per guidare un’azienda di cui avevamo parlato poche settimane fa. L’approccio di Stephen mi ha colpito perchè [...]

    Pingback di andrea andreutti — 17 settembre 2008 #

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