I cacciatori di idee

Trovare idee nuove e interessanti.
E’ questa una delle cose alle quali i manager tengono di piu’, soprattutto se lavorano nel marketing, siamo nel periodo compreso tra ottobre e novembre e si stanno preparando i marketing plan per l’anno in arrivo.
E’ un momento importante perche’ presentando le idee giuste e’ possibile guadagnarsi la fama di personaggio innovativo capace di portare quel valore aggiunto a cui le aziende tengono sempre piu’.
Non penso che quello di cui vi sto parlando sia una semplice sensazione, dato che assisto a questo fenomeno da circa quindici anni.

Le idee si possono sviluppare.
Per farlo pero’ servono conoscenza, preparazione, sforzo creativo e quindi fatica. Il fatto che non possano essere semplicemente comprate come si fa con un prodotto o una consulenza, le rende ancora piu’ preziose.
Sviluppare idee non e’ un lavoro per tutti, men che meno per quei manager che sono arrivati dove sono con un costante, metodico, assertivo e spesso noioso percorso di anni. I manager di questo tipo infatti hanno solitamente poca creativita’ e sfortunatamente, per lo meno in Italia, sembrano assai diffusi.

Come possono questi personaggi giocare le loro carte e mostrarsi vincenti?
Trasformandosi in “Cacciatori di idee”.

Ne esistono di tipi diversi. Io ne ho conosciuti almeno quattro.

L’amico ritrovato
E’ il collega che per tutto l’anno incroci in ufficio e quasi non saluta. Forse non ti ha neppure coinvolto in alcun meeting da lui organizzato. Improvvisamente pero’ si trasforma nel gioviale amicone che tutti vorremmo avere. Ti incrocia per caso al caffe’ e attacca bottone, ti dice che ti stima molto, ti segue alla scrivania con un pretesto e ti racconta dei suoi progetti, si dimostra interessato a capire cosa ne pensi e poi, nel momento in cui esponi il tuo punto di vista cattura ogni suggerimento. Stai certo che potrai ritrovarlo nella sua prossima presentazione.

Il team leader all’italiana
E’ colui che, dopo aver spremuto il suo team per tutto l’anno come nulla fosse, spesso un po’ troppo egoisticamente, chiama i propri collaboratori uno ad uno per sentire come vorrebbero affrontare i progetti di propria competenza l’anno successivo per sentirsi piu’ realizzati e soddisfatti.
Uno abbassa le difese e “zac”: idee cedute a costo zero.

L’amico dei fornitori
E’ il manager che ad uno ad uno convoca i diversi fornitori con la speranza che possano fornigli idee eccezionali.
Non ha capito come gira il mondo. Lo scopo del fornitore infatti e’ semplicemente vendere la propria merce (o i nuovi servizi) cosi’ come li ha in mano. Un po’ come un venditore d’auto, ti presenta la sua offerta come la migliore di tutte e, guarda caso, cerca di convincerti che quella e’ l’idea che fa al caso tuo.
Ma le idee non sono servizi.
Comunque, se il servizio presentato e’ innovativo (almeno per il mercato di competenza) e nessuno l’ha ancora utilizzato l’operazione puo’ avere comunque successo. Ma e’ un caso molto, molto raro. Cosi’ piu’ frequentemente l’amico dei fornitori si trova a presentare come innovative proposte “standard” che il fornitore ha gia’ condiviso con altri clienti analoghi.

L’amico dei freelance
E’ il manager che identifica uno tra i freelance del settore, gli racconta in un solo incontro la propria azienda e strategia di marketing e prospetta al malcapitato una proficua e duratura collaborazione per l’anno a venire.
Pero’, per capire l’entita’ dell’investimento da mettere a budget il manager ha bisogno di avere una presentazione, ovviamente da preparare in non piu’ di una settimana.
Il powerpoint deve comprendere le diverse attivita’, naturalmente non convenzionali, con un minimo di dettaglio.
Qui ci si trova di fronte a un bivio: il freelance sgamato conosce la solfa e “si libera” elegantemente, quello meno accorto (o alla canna del gas) si tappa il naso e si ammazza di lavoro sperando nel radioso futuro. Poi spesso si scopre che per qualche strano motivo le promesse non possono piu’ essere mantenute perche’ il progetto e’ stato cancellato per causa di forza maggiore e il manager non ci puo’ fare nulla.

Ma allora, direte voi, e’ tutto cosi’ negativo?
O ci sono anche persone che provano a generare idee nuove in modo interessante e partecipativo?

Io sono ottimista e penso di si’. E credo anche che le idee non siano di uno solo ma del gruppo. Sono convinto che per svilupparle occorra competenza, esercizio e perseveranza. Insomma metodo e fatica vera.

Pero’ non ne parlero’ qui.
Egoismo?
No. Semplicemente non desidero fare regali a qualche “cacciatore di idee” che potrebbe casualmente leggere il mio blog ;)

10 commenti »

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  1. io sono ottimista, ma per motivi diversi.
    i cacciatori di idee non sopravvivono mai a lungo.
    puoi anche mettere le tue idee qui, il cacciatore le rubera’ (ma poi o non le capirà veramente, o le sprechera’ o non riuscirà a tradurle in pratica per mancanza degli stessi elementi che hanno causato il fatto che l’idea non sia venuta a lui), ma qualcuno piu’ etico si ricordera’ di te e ti ricompensera’ in qualche modo karmico :) .
    alla fine in ogni condivisione è piu’ il guadagno della perdita, credo. per questo tutto quello che mi viene in mente lo scrivo, sono un ingenuone.
    ciao!

    Commento di gluca — 11 ottobre 2007 #

  2. Gianluca, grazie per il tuo punto di vista. Anche io in fondo, come puoi intuire, credo nel guadagno della condivisione. Forse con l’eta’ sto diventando piu’ disilluso (non so se a ragione o torto) sui “tempi di sopravvivenza” dei cacciatori di idee e sulle ricompense karmiche ;)

    Un saluto!

    Commento di Andrea Andreutti — 11 ottobre 2007 #

  3. bel post, brutta la situazione in generale, bello lavorare invece con qualcuno che la descrive così e, per finire, penso che anche Gianluca abbia almeno in parte ragione (oddio quanto mi sento veltroniano!).

    Commento di Massimo Moruzzi — 14 ottobre 2007 #

  4. Se da un lato le nuove tecnologie offrono a tutti gli acquirenti una scelta più ampia e un accesso più semplice a prodotti e servizi migliori, dall’altro rendono i resp. marketing meno sicuri. Eppure, anche se noi d’istinto preferiamo sentirci al sicuro, l’insicurezza non è un male per l’economia.
    L’insicurezza stimola l’innovazione, il secondo grande principio della nuova economia.
    Comprenderla è il passo successivo per capire cosa sta succedendo alla nostra vita.

    In realtà molte delle persone che più stanno acquistando valore nella nuova economia non sono particolarmente abili nell’uso del computer o di altre tecnologie informatiche. Il loro valore deriva dalla loro creatività. Le nuove tecnologie infatti amplificano le buone idee, accrescono il valore della creatività consentendole di diffondersi rapidamente a tutta la rete e ai consumatori.

    L’apprendimento reciproco che porta all’innovazione continua tende ad essere informale, non pianificato, casuale.
    Ecco perchè la nuova economia sta premiando i piccoli gruppi imprenditoriali anzichè le grandi burocrazie gerarchiche.

    L’economia emergente sta alterando le aspettative. Non si dà più per scontato che i rapporti sino duraturi. La gente sa bene che qualunque persona con cui abbia rapporti d’affari passerà a qualcosa di meglio appena se ne presenterà l’occasione.

    Se una strategia non è differente è morta.
    Innovare il concetto di business altro non è che la capacità di immaginare concetti di business drasticamente differenti o di differenziare , secondo modalità del tutto nuove, quelle esistenti.
    Questa innovazione è massimamente efficace quando i concorrenti si ritrovano alle prese con problemi che fanno torcere loro le budella.
    I fattori determinanti:
    efficienza
    unicità
    coesione interna
    alimentatori di profitto
    La missione aziendale implica la consapevolezza della direzione in cui ci si muove e un insieme di criteri con cui misurare i progressi.
    Interfaccia con la clientela. Come si raggiunge il cliente, canali, assistenza, servizio.
    Alcune domande: cosa sappiamo dei nostri clienti, ne stiamo approfondendo la conoscenza dei bisogni e dei desideri?
    L’interazione è diretta o indiretta? E’ continua o sporadica?Abbiamo investito nella clientela? In che cosa possiamo superare le aspettative del cliente innalzando barriere inaggirabili per i nostri concorrenti ?
    Pe produrre profitti un modello di business deve sembrare unico agli occhi dei consumatori. Un concetto di business deve soddisfare il requisito di coerenza interna, in pratica tutte le parti devono collaborare in vista dello stesso traguardo finale.
    Il controllo del business dimostrerà se il business è profittevole:
    rendimenti crescenti concorrenti economie di strategia flessibilità strategica

    Un impresa con un’ampia base di clientela e capace di coglierne in tempi brevi il feed back è nelle condizioni di migliorare i propri prodotti e servizi più velocemente dei rivali. I prodotti migliorano e la clientela aumenta. Circolo virtuoso
    Un impresa che comincia ad accumulare conoscenza, continuando a imparare più in fretta delle rivali, può costruire un vantaggio incolmabile.
    Stiamo sfruttando pienamente tutte le opportunità di apprendimento?
    Le stiamo incorporando in tempo reale nei nostri prodotti e servizi?

    In periodi incerti la flessibilità è una virtù
    E’ essenziale essere in grado di riconfigurare rapidamente i prodotti, i canali, le skill
    Dobbiamo sorprenderci di continuo.
    La maggioranza degli operatori di un settore soffre dello stesso tipo di cecità, tutti prestano attenzione alle stesse cose e tutti non prestano attenzione alle stesse cose.
    Al giorno d’oggi le aziende per farcela hanno bisogno di un solido sistema di valori perchè sempre più devono poter fare affidamento sulle capacità di giudizio delle persone.
    Non si può creare valore economico basandoci su una comprensione superficiale dei mutamenti.
    I bisogni profondi dell’essere umano sono quasi immutabili, a mutare è il modo in cui li soddisfiamo.

    Stasera va così…

    Commento di dubi — 15 ottobre 2007 #

  5. dubi, tu l’hai chiusa son un semplice “Stasera va cosi’…” ma quello che dici e’ uno spunto per enne altre riflessioni. Grazie e ti garantisco che leggero’ questo tuo commento piu’ volte con molta attenzione. Ne scrocchero’ sicuramente qualche spunto di discussione da sviluppare qui, ovviamente se sei d’accordo ;)

    Commento di Andrea Andreutti — 16 ottobre 2007 #

  6. certo con molto molto piacere
    un saluto speciale

    Commento di dubi — 16 ottobre 2007 #

  7. capisco il senso del tuo post (almeno credo) ma non sono così pessimista, anche perchè credo che “avere un’idea” non sia questa gran cosa se poi l’idea non si realizza e quindi ben vengano dei “cacciatori etici” in grado di dar sostanza alle idee altrui (ovviamente l’eticità sta nel non impadronirsi della paternità dell’idea ricnonoscendone la paternità).
    in realtà la cosa migliore sarebbe quella all’opposto: essere dei generatori di idee a caccia di ottimi realizzatori…

    Commento di andrea — 29 ottobre 2007 #

  8. quella dei “generatori di idee” e’ una bella cosa.
    tra l’altro tra poco, se tutto va per il giusto verso, dovrei riuscire ad avere molto piu’ tempo proprio per questo: generazione e attivazione di idee.
    Andrea, ti tengo aggiornato.

    Commento di Andrea Andreutti — 29 ottobre 2007 #

  9. I miei viaggi in treno per recarmi in ufficio sono un momento fondamentale per tirar fuori idee e proposte che nascono alla sera, di notte o nel weekend.

    Fondamentale rimane lavorare in un azienda che apprezza e valorizza innovazione e volonta’ creativa e comprendere quello che accade nella propria azienda e nell’ambiente in cui essa opera.

    Cerco di fare altrettanto con i miei collaboratori stimolandoli a tirare fuori idee e progetti che possano migliorare processi e attivita’.
    Ultimamente mi sono interessato ai libri di De Bono sul pensiero laterale
    Prova a leggerne un paio e dimmi cosa ne pensi

    Gm

    Commento di Gmarco — 6 novembre 2007 #

  10. Grazie Gmarco, anch’io ho notato che le proposte migliori nascono quando sei fuori dal contesto aziendale, piu’ rilassato e meno immerso nella frenesia della giornata lavorativa.
    Ho letto anche di qualche metodo per cercare di ricreare la stessa situazione in ufficio ma francamente non so se lo sforzo di sperimentarlo sia giustificato.

    Io continuo a credere che avere una certa curiosita’ per le cose (anche quelle lavorative) e una buona passione per il proprio lavoro aiuti a far si’ che pensarci in maniera stimolante anche a casa, non sia un peso ma suprattutto uno spunto di crescita personale.
    Provo sicuramente a guardare i libri che mi hai indicato. Grazie per il suggerimento.

    Commento di Andrea Andreutti — 7 novembre 2007 #

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