Buon compleanno Guzzi
Andrea Andreutti - 18/09/11
Guzzi, Guzzi e ancora Guzzi. Talmente tante da dover girare per oltre venti minuti prima di riuscire a trovare un posto in un parcheggio, sul marciapiede o a bordo strada dove lasciare la mia Norge.
Che sarebbe stato un compleanno speciale me lo avevano fatto pensare i tanti guzzisti incontrati andando verso Lecco sabato mattina, ma mai avrei potuto immaginare una presenza così massiccia. Si vede che le ultime GMG del 2007 avevano lasciato un vuoto che in tanti non vedevamo l’ora fosse colmato.
Al di là delle iniziative organizzate dalla casa, fa sempre un certo effetto vedere così tante persone, unite dalla stessa passione, parlare e confrontarsi con entusiasmo in un piazzale a fianco delle proprie moto. E poi respirare quella magia che solo un posto come Mandello può avere. E’ stata anche l’occasione per rivedere vecchi amici e conoscerne di nuovi.
Un grazie speciale a Filippo per l’ospitalità e per averci fatto conoscere un bellissimo scorcio di Mandello alta.
People have the power
Andrea Andreutti - 29/07/11Stasera alle sette e mezza, tre persone sui quarant’anni (di cui una io), all’aperto, in un bar, a bere una birra. Ognuno da solo, a pochi centimetri di distanza. E’ evidente che famiglie e compagne sono altrove. Tutti a smanettare con i rispettivi smartphone per ingannare la solitudine. Nessuno che si lancia a fare una mossa di apertura verso gli altri. Li guardo e penso che basterebbe un segnale di uno di noi per sbloccare la situazione. Vent’anni fa avrei ordinato delle birre medie e le avrei fatte appoggiare davanti a loro per rompere il ghiaccio. Ora che non è un problema offrirle, mi faccio degli scrupoli. Però mi sento così scemo a guardare un piccolo schermo mentre invece potrei parlare con delle persone. Così mi prendo il rischio, faccio il primo passo e dico: “Vedo che siamo tutti qui a smanettare con i nostri smartphone. E se invece di guardare gli schermi ci facessimo quattro chiacchiere allo stesso tavolo?”. Scopro che gli altri non aspettavano altro. In pochi secondi ci mettiamo tutti vicini, cominciamo a parlare, qualcuno ordina addirittura un giro di birra per tutti. E il tempo vola. Così capisco che la tecnologia può fare tanto. Le persone di più. E’ una bella serata.
I geek di casa nostra
Andrea Andreutti - 21/07/11Sono stato uno dei primi ad avvicinarsi alla rete nel 1994, a spingere per l’apertura di un corporate blog nel 2005, quando tutti in azienda mi guardavano come un ufo. Ho visto e frequentato i primi blogger che con semplicità provavano i tuoi prodotti per esprimerne un giudizio, poi quelli che cominciavano ad essere più accondiscendenti verso quei brand che li rimpinzavano con continuità di prodotti da rivendere dopo un paio di mesi.
Ho osservato con scetticismo (dichiarato da subito) il fenomeno Second Life, combattendo contro chi mi diceva che ero un fesso a non cogliere l’occasione. Ho guardato con interesse e apprezzamento lo sforzo dei primi appassionati che hanno creato il fenomeno del nanopublishing in Italia (anche quello molto nano e poco publishing), con delusione il dilagare del fenomeno dei post a pagamento.
Infine sono rimasto perplesso nel vedere l’inutilità di molti blog verticali (io noto soprattutto quelli di tecnologia) nati inizialmente per passione e che i loro proprietari hanno poi cercato di trasformare in un business, a volte sfoggiando verso le aziende un atteggiamento e pretese più altezzose di quelle che potrebbe avere il direttore di Wired (parlo dell’edizione americana, ovviamente, la sola che conosco).
Oggi il nuovo trend emergente è quello del geek-fenomeno di turno che spera, spesso con uno scoop da due centesimi, di farsi vedere più attento e intelligente di altri. Il geek-fenomeno gravita principalmente in Twitter, quasi che lo scrivere poche parole giustificasse una minore propensione al ragionamento.
Qualche mese fa lo stupore di alcuni utenti che sull’account Facebook di Nokia Sony Ericsson avevano scoperto un post dell’admin fatto con un iPhone. E via allo scandalo e allo sdegno, come se fosse accaduto chissà cosa e chi lo aveva scoperto fosse atterrato sulla terra da marte il giorno stesso.
Ci si sdegnasse per le cose serie e ben più gravi che accadono nel nostro paese, mi dissi a suo tempo.
Non avevo infatti trovato nell’episodio nulla di particolarmente eclatante. Chi lavora in un’azienda di elettronica di consumo o di telefonia tende di suo a provare prodotti di più marche, anche contemporaneamente, non fosse altro che per conoscere meglio l’offerta del mercato. I canali social di un’azienda poi sono spesso gestiti da più persone, interne ed esterne all’azienda stessa. Così può capitare che qualcuno, semplicemente perchè va di fretta o non ha altro strumento a disposizione di quello che gli ha fornito a suo tempo in dotazione l’operatore di turno, dia in maniera un po’ inopprotuna della visibilità al marchio di altri. E’ un errore e una leggerezza, ma nulla di più.
Lo dico perchè ne sono convinto. Perchè per me quello che conta alla fine è la comunicazione, ovvero la voglia di un’azienda di voler comunicare e dare risposte in tempo utile a chi ti segue. Le pippe preferisco lasciarle ad altri.
Si vede che però non tutti la pensano allo stesso modo.
Così ieri, a mesi di distanza, lo stesso episodio occorso a Nokia è capitato su Twitter a Samsung Italia. Qualche buontempone se ne è accorto e si è improvvisato nuovo e illuminato giornalista.
A lui e a chi ha prontamente ripreso con tanto di screenshot l’importantissima notizia dico di non preoccuparsi.
Anche quest’anno mi sa che il premio Pulitzer lo prende qualcun’altro
Tourist Trophy 2011
Andrea Andreutti - 05/07/11Ecco un video con alcuni momenti del TT 2011.
Da brividi ancora una volta.
E’ veramente ora di organizzarci e andarci
Ducati Diavel. La mia prova.
Andrea Andreutti - 04/05/11Qualche giorno fa, grazie all’amica Valentina, ho avuto la possibilità di provare la nuova Ducati Diavel. Ho accolto l’invito con curiosità perchè la Diavel mi aveva sempre incuriosito. Parto per Bologna con la mia Norge e arrivato alla Ducati mi perdo nel museo. Non è grandissimo ma ha una collezione di moto eccezionali. Un vero e magico tuffo nel passato; quello più recente con le 888 e le 851 ma anche quello più lontano, con le moto guidate da piloti mitici come Mike Hailwood. Incrocio un paio di visitatori stranieri assolutamente affascinati. Io pure e sembro un bambino sognante in un negozio di giocattoli. Chi non può fare un salto a Bologna può comunque consolarsi con la versione virtuale, anche se non è esattamente la stessa cosa.

Dopo un breve brief per illustrarci le caratteristiche della moto e come è nata ci viene descritto il percorso che faremo, una settantina di chilometri di cui una buona metà sulle piacevoli curve delle colline bolognesi.
Non nego di essere un po’ prevenuto. Il motore da 162 cavalli e la componentistica di qualità mi incuriosiscono molto e non mi fanno veder l’ora di mettere le mani sulla moto. Il design da muscle bike, invece, mi lascia un po’ perplesso, come pure la presenza di tanta elettronica (sì, sono uno di quelli che ha fatto tempo a guidare senza casco e faccio fatica ad abituarmi all’idea).
Ma bando alle ciance. Quelle che ci aspettano nel piazzale sono le Diavel Carbon, il modello top in termini di componentistica. La linea può piacere o meno. Di sicuro è molto particolare e trasmette una sensazione di potenza. E poi le moto sono a modo loro tutte belle. La Diavel che guiderò è rossa, anche se per me è il nero il colore che fa più cattivo.
Ecco che si va. Figata! Salgo in sella e rimango subito colpito dalla posizione di guida. Mi sento perfettamente integrato nella moto e questa ottima sensazione iniziale, si rivelerà tale anche in seguito. La limitata altezza da terra permette di avere i piedi ben piantati al suolo e di riuscire a spostare la moto con facilità, grazie anche alla posizione naturale delle braccia e alla presa sicura offerte dal largo manubrio. Insomma la Diavel mi da’ da subito la sensazione di essere intuitiva e, a dispetto dell’apparenza, poco pesante.
Premo il pulsante di accensione e il bicilindrico comincia a rombare. Un paio di educate sgasate dicono che il motore promette bene. Per lasciare la città utilizzo la modalità Urban, che abbassa la potenza a circa 100 cavalli e offre un antipattinamento più intrusivo. Va benissimo per fare i primi metri e prendere confidenza con il mezzo. La potenza c’è e si sente ma non è brutale. Si può guidare rilassati godendosi il panorama e accellerazioni dolci e progressive. La Diavel è sorprendentemente maneggevole e gestibile.

L’appetito però vien mangiando ed è inutile dire che dopo qualche chilometro scatta la voglia di provare tutta la cavalleria. Avvicinandomi ai colli e alle curve passo alla modalità Sport e come me fanno gli altri del gruppo. Spalanco il gas per un paio di accellerazioni brucianti e poi comincio a darci dentro con qualche pieghetta, che tanto la moto non è mia e l’importante è non farsi male
Il motore è diventato entusiasmante e ha un bel tiro anche in basso che permette di divertirsi alla grande. Tra una curva e l’altra la moto cambia direzione con facilità. Le sospensioni e i freni perfettamente a punto, insieme al grosso pneumatico posteriore, aumentano la sensazione di sicurezza e di controllo e invogliano a darci dentro. Mi entusiasma anche il bellissimo rumore dello scarico in fase di rilascio, così cattivo e personale. Conoscendomi penso che se potessi guidare la Diavel per qualche giorno rischierei di farmi prendere la mano, con tutti i rischi che seguono. Ma il tempo, come la strada, passa veloce e il giro volge al termine. Per rientrare provo la modalità Touring, che lascia al motore i suoi 162 cavalli, disponibili però in maniera meno rabbiosa.

Ecco di nuovo gli uffici e lo stabilimento della Ducati. Il collaudatore che ci fa strada ci fa segno di seguirlo e imbocca il passo carraio. Lo seguo ma non nego che tirerei volentieri dritto per godermela ancora un’ora.
Alla Diavel sono bastati pochi chilometri per lasciare il segno e affascinarmi. Non è una sportiva, non è una custom, non è una muscle bike ma mette insieme le parti migliori delle tre filosofie, per far divertire e emozionare. Proprio per questo vi consiglio di provarla da un concessionario. Vedrete che non rimarrete indifferenti.
Il pomeriggio volge al termine ed è ora di rientrare a Milano. Accendo la mia Norge e parto deciso. “Ma dove sono andati a finire i cavalli?” le chiedo. Poi penso che ogni moto ha la sua personalità e sa regalare emozioni diverse. Così entro in autostrada e mi dirigo spedito e sorridente verso casa, alla faccia dei Tutor.
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