Viral vorrei ma non posso

Questa mattina ho assistito a una breve presentazione di Matt Smith di The Viral Factory, una delle realta’ che reputo piu’ dinamiche tra quelle che realizzano progetti viral.
La presentazione aveva due scopi: convincere i presenti che vale la pena investire su questo fronte, mostrare alcune “produzioni” di successo (video che ben conosciamo perche’ hanno gia’ fatto il giro della rete) per ingolosire il pubblico.

Trovandomi dall’altra parte del mondo (sono a Seoul e lo stesso per lui che ha sede a Londra) mi aspettavo un intervento diverso.

Penso che il punto oggi non sia tanto il fatto che i viral funzionino, che ci siano agenzie capaci di realizzarli come si deve, ma come un’azienda debba porsi nel momento in cui vuole fare il grande passo provando a realizzare un’iniziativa di successo.

Con frequenza sempre maggiore infatti mi capita di vedere video che vorrebbero stupire, divertire, farsi ricordare ma alla resa dei conti risultano tristemente poco efficaci e gradevoli anche se prodotti da realta’ competenti perche’ non si e’ osato a sufficienza per i motivi piu’ svariati: brief sbagliato del cliente per mancanza di conoscenza del mezzo o del target di riferimento, eccessivo focus sul prodotto, paura (sempre lato cliente) di osare troppo e di essere bloccati dal top management e via dicendo.

Ma dico, se un’azienda non si sente pronta a realizzare un viral, nessuno la obbliga. Che senso ha gettarsi a capofitto sul viral solo perche’ tutti ne parlano?

Se lo si fa occorre la convinzione di tutti e la volonta’ di sviluppare il progetto con approccio strategico, anche perche’ ormai per emergere bisogna essere piu’ bravi degli altri. Si evitera’ anche di apparire come chi si presenta a una festa di gala con tacchi da sette centimetri senza saperci camminare o ingessati in improbabili doppio petto mai indossati.

Dove non arriva il cliente, infine, sarebbe bello arrivasse l’agenzia, senza cedere al compromesso di realizzare un viral poco efficace solo per prendere l’ordine. Come tutti i buoni consulenti, l’agenzia dovrebbe verificare che il cliente abbia la preparazione giusta. In caso contrario fornirgli le indicazioni necessarie a raggiungerla quanto prima (anche se questo puo’ significare perdere il business nell’immediato) o tirarsi indietro.

Anche se tutti hanno target da raggiungere e quindi spesso e’ meglio un uovo oggi che una gallina domani, continuo a preferire quegli incontri in cui ci si confronta affrontando anche le criticita’. Quasi sempre, alla fine, cliente e fornitore si accorgono di aver condiviso spunti interessanti sui quali riflettere e crescere, con buon vantaggio di tutti. Business compreso.

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