Viral e UGC

La mia posizione sui video virali è nota (ne ho parlato anche su questo blog qui e qui).
Sono un territorio sul quale ci si deve avventuare con preparazione e con i piedi di piombo perchè stupire e coinvolgere è di giorno in giorno più difficile. Ritengo che il viral debba essere utilizzato in modo strategico e oltre a funzionare (ovvero avere un effetto “virale”  lo do’ per scontato) non debba essere fine a sè stesso, perchè altrimenti il beneficio che può portare al brand o al prodotto è pressochè nullo.

Per questi e altri motivi in questi mesi ho quindi continuato a studiarne il fenomeno, ma non mi sono cimentato nello sviluppo di video viral per la rete.

Anche sul discorso User Generated Content , penso sia ormai tempo di riflessione. Trovo sterile e poco stimolante sviluppare progetti in cui le persone devono impegnarsi e mettersi in gioco al solo fine di vincere un premio (mi ricorda tanto il giochino della carota con il somarello).

Gli utenti sono maturi e ritengo più gratificante, oltre che corretto e utile, coinvolgerli nel momento in cui hanno qualche esperienza, messaggio, sogno, da condividere insieme all’azienda. In caso contrario non si sta altro che adattando in ambito UGC lo stesso processo con il quale, nel 1999-2000 si sviluppavano gli advergame, dei quali grazie a Dio nessuno sente la mancanza.

3 commenti »

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  1. Parole Sante

    Commento di Maurizio Goetz — 14 novembre 2008 #

  2. Queste idee sono valide e condivisibili. Il difficile è trovare qualcuno che le faccia sue e le metta in pratica.

    Commento di Smeerch — 14 novembre 2008 #

  3. E’ proprio la difficoltà a rendere la sfida avvincente e a dare valore alla creatività! Certo deve essere retribuita: trovo lo sfruttamento dei prosumer “poco” etico, specie quando non viene loro offerta neppure la carota..

    Commento di Valeria Loretti — 17 novembre 2008 #

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