Quel minchione del top manager italiano

Nel vedere la doppia pagina pubblicitaria dell’Audi A6 in un primo momento non volevo credere ai miei occhi.
Dato che l’edizione Sport Edition Plus è destinata agli spiriti più sportivi, Audi spiega al manager come togliere la cravatta. E come lo fa? Mettendo in sequenza alla rovescia i movimenti che bisogna eseguire per fare il nodo.

Ho pensato: questi sono pazzi. La mamma non gli ha spiegato che basta tirare un capo e in due secondi il nodo si disfa?

Poi però ho provato a essere meno superficiale.

Vuoi vedere che quelli di Audi hanno fatto un’analisi del target e hanno capito che invece al dirigente medio italiano, così creativo e abituato al pensiero laterale, è più consono e rassicurante comunicare in questo modo?

E in effetti conosco giusto un paio di top manager che guardando la pagina non hanno fatto una piega…

Qualche dato sulle iPhone applications

Dei risultati commerciali genarati dalle iPhone applications si sa molto poco in quanto Apple è solita non divulgare questo genere di informazioni.
Casaleggio però ha fatto un’interessante analisi e alcuni dati sono disponibili in questo breve ma utile documento.
Leggendolo si ha la netta percezione, se mai ce ne fosse bisogno, di un modello di business studiato nel dettaglio.
E’ senza dubbio l’ennesimo tassello della strategia Apple nel costruire un sistema che, sebbene chiuso e protezionista, si dimostra vincente e ormai difficilmente replicabile.

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Formigoni scopre il mobile

Sì caro Roberto, il tipico utente iPhone non vedeva proprio l’ora di scaricare le tue fantastiche suonerie.

Rivoluzionaria Apple

ipad

Ho pensato un po’ prima di scrivere questo post. Lo spunto me lo ha dato iPad, un prodotto che in molti ritengono rivoluzionario e che al di là degli entusiasmi a caldo è sicuramente molto interessante.
Io voglio soffermarmi invece su quanto, nonostante il passare degli anni, sia sempre rivoluzionaria Apple.
E’ rivoluzionaria nella sua fedeltà a un approccio di marketing che con il tempo è diventato distintivo. E’ rivoluzionaria nella comunicazione che non ha mai tradito sè stessa. E’ rivoluzionaria nel continuare a puntare su pochi prodotti rilasciati a intervalli ben scanditi nel tempo, come fossero gemme preziose e non i croissant buoni ma tutti uguali che puoi trovare in ogni cavolo di bar della città.

Ci sono aziende che cambiano vestito, approccio, immagine ogni cinque minuti sperando di vendere qualche migliaia di prodotti in più. O forse lo fanno perchè non hanno ancora trovato sè stesse e la stessa cosa è vera per i manager che le guidano.
A volte sono le stesse che lanciano un nuovo prodotto alla settimana, come si parlasse di riviste usa e getta, dimenticandosi il giorno dopo di averlo dato alla luce per guardare già al prossimo, lasciando gli acquirenti disorientati. I manager di alcune di queste aziende sono quelli che dicevano che l’iPhone avrebbe venduto dieci pezzi, che puntare sui contenuti con iTunes era uno sforzo inutile, che l’importante è l’hardware e le quote di mercato e che, in questo tipo di rapporto, Apple occupa in un piatto meno dello spazio di un guscio di noce.

Apple non è la compagnia con più brevetti e più prodotti al mondo ma nonostante questo ha fissato delle date nella storia dell’high-tech, ha segnato il tempo.
Altri la traccia la devono ancora lasciare o forse non la lasceranno mai.

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Crowdsourcing

Sull’onda dal workshop di ieri allo IULM, ecco qualche personale considerazione.

1. Siete consumatori? Non aspettatevi che le aziende costruiscano nuovi prodotti seguendo alla lettera le vostre indicazioni. Magari le analizzeranno per cercare riscontro di alcune decisioni già prese, magari ne trarranno qualche suggerimento ma non di più. Questo vale per le auto, come per gli smartphone e i biscotti. Il resto è spesso solo illusione.

2. Siete un’azienda? Non aspettatevi che i consumatori vi dicano come creare il prodotto. Sennò voi cosa ci state a fare? E poi vi siete mai chiesti quanti utenti effettivamente comprerebbero il prodotto che hanno contribuito a creare? E’ compito delle aziende avere capacità e competenze per anticipare i tempi intuendo e sviluppando prodotti e tendenze prima che noi stessi ne sentiamo l’esigenza.

3. Siete un’azienda e avete un budget estremamente ridotto? Da solo il crowdsourcing non potrà fare miracoli, sia che ne facciate uso per creare un logo, sia per provare a sviluppare un annuncio pubblicitario.

4. Le buone idee sono importanti. Una execution impeccabile ancora di più. E solo i migliori professionisti riescono a garantirla (e a volte neppure loro).

5. Spesso il vero valore generato dal cowdsourcing è l’engagement di chi vi prende parte. Vi siete accorti di quanto è importante per un consumatore poter lavorare per e con un marchio noto? O anche solo avere la possibilità di sentirsene parte per un periodo limitato? Allo stesso tempo stiamo attenti a non attribuire al crowdsourcing valenze che non potrà mai avere.

6. Il crowdsourcing aumenta nel consumatore ricordo e memorabilità. Coinvolgimento e esperienza con il brand favoriscono il passaparola.

7. Le agenzie, con le competenze e professionalità che ne fanno parte, possono offrire alle aziende un valore che difficilmente il crowdsourcing può generare. Questo a patto che le stesse agenzie non subappaltino meramente il lavoro ai freelance di turno, tanto per fare cassa.

8. Il fatto che alcune aziende ricorrano al crowdsourcing anche quando farebbero meglio a rivolgersi alle agenzie può essere un segnale non tanto trascurabile dell’insoddisfazione del cliente stesso nei loro confronti.

Battles are fought by those with the courage to believe. They are won by those who find a heart to share.