Bravo

Ben fatto, Luigi ;-)

Buon compleanno Guzzi

Guzzi, Guzzi e ancora Guzzi. Talmente tante da dover girare per oltre venti minuti prima di riuscire a trovare un posto in un parcheggio, sul marciapiede o a bordo strada dove lasciare la mia Norge.
Che sarebbe stato un compleanno speciale me lo avevano fatto pensare i tanti guzzisti incontrati andando verso Lecco sabato mattina, ma mai avrei potuto immaginare una presenza così massiccia. Si vede che le ultime GMG del 2007 avevano lasciato un vuoto che in tanti non vedevamo l’ora fosse colmato.
Al di là delle iniziative organizzate dalla casa, fa sempre un certo effetto vedere così tante persone, unite dalla stessa passione, parlare e confrontarsi con entusiasmo in un piazzale a fianco delle proprie moto. E poi respirare quella magia che solo un posto come Mandello può avere. E’ stata anche l’occasione per rivedere vecchi amici e conoscerne di nuovi.
Un grazie speciale a Filippo per l’ospitalità e per averci fatto conoscere un bellissimo scorcio di Mandello alta.

Tourist Trophy 2011

Ecco  un video con alcuni momenti del TT 2011.
Da brividi ancora una volta.

E’ veramente ora di organizzarci e andarci ;)

Ducati Diavel. La mia prova.

Qualche giorno fa, grazie all’amica Valentina, ho avuto la possibilità di provare la nuova Ducati Diavel. Ho accolto l’invito con curiosità perchè la Diavel mi aveva sempre incuriosito. Parto per Bologna con la mia Norge e arrivato alla Ducati mi perdo nel museo. Non è grandissimo ma ha una collezione di moto eccezionali. Un vero e magico tuffo nel passato; quello più recente con le 888 e le 851 ma anche quello più lontano, con le moto guidate da piloti mitici come Mike Hailwood. Incrocio un paio di visitatori stranieri assolutamente affascinati. Io pure e sembro un bambino sognante in un negozio di giocattoli. Chi non può fare un salto a Bologna può comunque consolarsi con la versione virtuale, anche se non è esattamente la stessa cosa.

Dopo un breve brief per illustrarci le caratteristiche della moto e come è nata ci viene descritto il percorso che faremo, una settantina di chilometri di cui una buona metà sulle piacevoli curve delle colline bolognesi.

Non nego di essere un po’ prevenuto. Il motore da 162 cavalli e la componentistica di qualità mi incuriosiscono molto e non mi fanno veder l’ora di mettere le mani sulla moto. Il design da muscle bike, invece, mi lascia un po’ perplesso, come pure la presenza di tanta elettronica (sì, sono uno di quelli che ha fatto tempo a guidare senza casco e faccio fatica ad abituarmi all’idea).

Ma bando alle ciance. Quelle che ci aspettano nel piazzale sono le Diavel Carbon, il modello top in termini di componentistica. La linea può piacere o meno. Di sicuro è molto particolare e trasmette una sensazione di potenza. E poi le moto sono a modo loro tutte belle. La Diavel che guiderò è rossa, anche se per me è il nero il colore che fa più cattivo.

Ecco che si va. Figata! Salgo in sella e rimango subito colpito dalla posizione di guida. Mi sento perfettamente integrato nella moto e questa ottima sensazione iniziale, si rivelerà tale anche in seguito. La limitata altezza da terra permette di avere i piedi ben piantati al suolo e di riuscire a spostare la moto con facilità, grazie anche alla posizione naturale delle braccia e alla presa sicura offerte dal largo manubrio. Insomma la Diavel mi da’ da subito la sensazione di essere intuitiva e, a dispetto dell’apparenza, poco pesante.
Premo il pulsante di accensione e il bicilindrico comincia a rombare. Un paio di educate sgasate dicono che il motore promette bene. Per lasciare la città utilizzo la modalità Urban, che abbassa la potenza a circa 100 cavalli e offre un antipattinamento più intrusivo. Va benissimo per fare i primi metri e prendere confidenza con il mezzo. La potenza c’è e si sente ma non è brutale. Si può guidare rilassati godendosi il panorama e accellerazioni dolci e progressive. La Diavel è sorprendentemente maneggevole e gestibile.

L’appetito però vien mangiando ed è inutile dire che dopo qualche chilometro scatta la voglia di provare tutta la cavalleria. Avvicinandomi ai colli e alle curve passo alla modalità Sport e come me fanno gli altri del gruppo. Spalanco il gas per un paio di accellerazioni brucianti e poi comincio a darci dentro con qualche pieghetta, che tanto la moto non è mia e l’importante è non farsi male :) Il motore è diventato entusiasmante e ha un bel tiro anche in basso che permette di divertirsi alla grande. Tra una curva e l’altra la moto cambia direzione con facilità. Le sospensioni e i freni perfettamente a punto, insieme al grosso pneumatico posteriore, aumentano la sensazione di sicurezza e di controllo e invogliano a darci dentro. Mi entusiasma anche il bellissimo rumore dello scarico in fase di rilascio, così cattivo e personale. Conoscendomi penso che se potessi guidare la Diavel per qualche giorno rischierei di farmi prendere la mano, con tutti i rischi che seguono. Ma il tempo, come la strada, passa veloce e il giro volge al termine. Per rientrare provo la modalità Touring, che lascia al motore i suoi 162 cavalli, disponibili però in maniera meno rabbiosa.

Ecco di nuovo gli uffici e lo stabilimento della Ducati. Il collaudatore che ci fa strada ci fa segno di seguirlo e imbocca il passo carraio. Lo seguo ma non nego che tirerei volentieri dritto per godermela ancora un’ora.
Alla Diavel sono bastati pochi chilometri per lasciare il segno e affascinarmi. Non è una sportiva, non è una custom, non è una muscle bike ma mette insieme le parti migliori delle tre filosofie, per far divertire e emozionare. Proprio per questo vi consiglio di provarla da un concessionario. Vedrete che non rimarrete indifferenti.

Il pomeriggio volge al termine ed è ora di rientrare a Milano. Accendo la mia Norge e parto deciso. “Ma dove sono andati a finire i cavalli?” le chiedo. Poi penso che ogni moto ha la sua personalità e sa regalare emozioni diverse. Così entro in autostrada e mi dirigo spedito e sorridente verso casa, alla faccia dei Tutor.

E tutto sommato va ancora bene

Nessun investimento che garantisca la sicurezza stradale, nessun intervento per limitare l’appetito delle compagnie assicurative, nessuna agevolazione sul bollo o sulle tariffe autostradali.
Che tanto i motociclisti sono degli inguaribili stupidotti, anche in periodo di crisi. Si lamentano sempre ma alla fine non esitano a dissanguarsi pur di soddisfare la loro voglia di due ruote.
E allora… buon 19% di immatricolato in meno.

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