People have the power
Andrea Andreutti - 29/07/11Stasera alle sette e mezza, tre persone sui quarant’anni (di cui una io), all’aperto, in un bar, a bere una birra. Ognuno da solo, a pochi centimetri di distanza. E’ evidente che famiglie e compagne sono altrove. Tutti a smanettare con i rispettivi smartphone per ingannare la solitudine. Nessuno che si lancia a fare una mossa di apertura verso gli altri. Li guardo e penso che basterebbe un segnale di uno di noi per sbloccare la situazione. Vent’anni fa avrei ordinato delle birre medie e le avrei fatte appoggiare davanti a loro per rompere il ghiaccio. Ora che non è un problema offrirle, mi faccio degli scrupoli. Però mi sento così scemo a guardare un piccolo schermo mentre invece potrei parlare con delle persone. Così mi prendo il rischio, faccio il primo passo e dico: “Vedo che siamo tutti qui a smanettare con i nostri smartphone. E se invece di guardare gli schermi ci facessimo quattro chiacchiere allo stesso tavolo?”. Scopro che gli altri non aspettavano altro. In pochi secondi ci mettiamo tutti vicini, cominciamo a parlare, qualcuno ordina addirittura un giro di birra per tutti. E il tempo vola. Così capisco che la tecnologia può fare tanto. Le persone di più. E’ una bella serata.
I geek di casa nostra
Andrea Andreutti - 21/07/11Sono stato uno dei primi ad avvicinarsi alla rete nel 1994, a spingere per l’apertura di un corporate blog nel 2005, quando tutti in azienda mi guardavano come un ufo. Ho visto e frequentato i primi blogger che con semplicità provavano i tuoi prodotti per esprimerne un giudizio, poi quelli che cominciavano ad essere più accondiscendenti verso quei brand che li rimpinzavano con continuità di prodotti da rivendere dopo un paio di mesi.
Ho osservato con scetticismo (dichiarato da subito) il fenomeno Second Life, combattendo contro chi mi diceva che ero un fesso a non cogliere l’occasione. Ho guardato con interesse e apprezzamento lo sforzo dei primi appassionati che hanno creato il fenomeno del nanopublishing in Italia (anche quello molto nano e poco publishing), con delusione il dilagare del fenomeno dei post a pagamento.
Infine sono rimasto perplesso nel vedere l’inutilità di molti blog verticali (io noto soprattutto quelli di tecnologia) nati inizialmente per passione e che i loro proprietari hanno poi cercato di trasformare in un business, a volte sfoggiando verso le aziende un atteggiamento e pretese più altezzose di quelle che potrebbe avere il direttore di Wired (parlo dell’edizione americana, ovviamente, la sola che conosco).
Oggi il nuovo trend emergente è quello del geek-fenomeno di turno che spera, spesso con uno scoop da due centesimi, di farsi vedere più attento e intelligente di altri. Il geek-fenomeno gravita principalmente in Twitter, quasi che lo scrivere poche parole giustificasse una minore propensione al ragionamento.
Qualche mese fa lo stupore di alcuni utenti che sull’account Facebook di Nokia Sony Ericsson avevano scoperto un post dell’admin fatto con un iPhone. E via allo scandalo e allo sdegno, come se fosse accaduto chissà cosa e chi lo aveva scoperto fosse atterrato sulla terra da marte il giorno stesso.
Ci si sdegnasse per le cose serie e ben più gravi che accadono nel nostro paese, mi dissi a suo tempo.
Non avevo infatti trovato nell’episodio nulla di particolarmente eclatante. Chi lavora in un’azienda di elettronica di consumo o di telefonia tende di suo a provare prodotti di più marche, anche contemporaneamente, non fosse altro che per conoscere meglio l’offerta del mercato. I canali social di un’azienda poi sono spesso gestiti da più persone, interne ed esterne all’azienda stessa. Così può capitare che qualcuno, semplicemente perchè va di fretta o non ha altro strumento a disposizione di quello che gli ha fornito a suo tempo in dotazione l’operatore di turno, dia in maniera un po’ inopprotuna della visibilità al marchio di altri. E’ un errore e una leggerezza, ma nulla di più.
Lo dico perchè ne sono convinto. Perchè per me quello che conta alla fine è la comunicazione, ovvero la voglia di un’azienda di voler comunicare e dare risposte in tempo utile a chi ti segue. Le pippe preferisco lasciarle ad altri.
Si vede che però non tutti la pensano allo stesso modo.
Così ieri, a mesi di distanza, lo stesso episodio occorso a Nokia è capitato su Twitter a Samsung Italia. Qualche buontempone se ne è accorto e si è improvvisato nuovo e illuminato giornalista.
A lui e a chi ha prontamente ripreso con tanto di screenshot l’importantissima notizia dico di non preoccuparsi.
Anche quest’anno mi sa che il premio Pulitzer lo prende qualcun’altro
Tourist Trophy 2011
Andrea Andreutti - 05/07/11Ecco un video con alcuni momenti del TT 2011.
Da brividi ancora una volta.
E’ veramente ora di organizzarci e andarci
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