The customer comes first
Andrea Andreutti - 27/09/10Nei primi anni ottanta, Exxon Oil Co. riunì i propri dipendenti per annunciare i propri “valori fondamentali”. In cima alla lista stava la dichiarazione che “il cliente viene prima di tutto”. Quella sera a cena i direttori di divisione stavano commentando quanto udito poche ore prima. A un certo punto un giovane dirigente rampante propose un brindisi. Esordì così: <<Desidero che sappiate che per me non è il cliente che viene prima di tutto>>. Poi svolse lo sguardo al presidente della divisione e aggiunse: <<Lui viene prima di tutto.>>. Poi nominò il presidente per l’Europa: <<Al secondo posto viene lui>>, quindi quello per Nord America: <<E al terzo, lui!>>. Continuò un po’ in questo modo citando i nomi di altri quattro dirigenti, tutti presenti in sala. Poi disse: <<Ecco, per me il cliente viene all’ottavo posto>>. Sulla sala calò uno stupito silenzio, finchè uno dei presenti cominciò a ridere, dando il via a una risata generale. Era la prima cosa vera che si era sentita in tutta la giornata.
(A. Kleiner, Who Really Matters)
Gli editori e AdWords
Andrea Andreutti - 22/09/10Un amico che non si occupa di web marketing mi chiedeva spiegazioni sul post precedente. Mi sembra lecito e quindi eccole.
Dal 14 settembre 2010, Google AdWords permette (nei paesi europei) di fare bid anche sulle keywords dei brand sulle quali i proprietari avevano attivato la procedura di trademark (principalmente per impedirne l’acquisto da parte di altri operatori).
Invece che a un’azienda concorrente, la cosa ha fatto subito gola a un noto editore, che ritiene di aver trovato un modo furbo e economicamente efficace per generare più traffico sui propri siti.
Digitando la keyword “Samsung” ho infatti notato che l’editore è presente con un annuncio. L’annuncio punta a una pagina del sito dell’editore in cui troviamo recensioni di cellulari di diverse marche (tra i quali – almeno quello – Samsung ha una buona presenza).
Non penso di essere particolarmente malizioso dicendo che l’editore sta sperimentando come lavorare su un brand noto e con un certo appeal per generare traffico sul proprio sito. La cosa curiosa di questo approccio è che lo stesso editore, che induce l’azienda proprietaria del marchio a fare bid online tra il proprio e il suo annucio, è anche quello che poi si presenta per vendere display ad, citando numeri di traffico del proprio sito in crescita (che ora sappiamo anche essere raggiunti con questa tecnica).
Potrei sbagliarmi ma mi sembra che negli Stati Uniti si prediligano tecniche diverse.
Ma in Italia, si sa, anche la rete è specchio dei tempi.
Perplessità
Andrea Andreutti - 22/09/10Lo so, corro il rischio di sembrare ingenuo, ma c’è proprio bisogno di usare queste tecniche?
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