This is social networking, Italian style
Andrea Andreutti - 24/11/08Prendo spunto da questo vecchio articolo di The Guardian (che trovo ironico ma bonario), ripreso anche la scorsa settimana dal blog di HTML.it, per alcune considerazioni.
1. Il minor tempo speso online dagli Italiani nel 2008 rispetto al 2007 (secondo Jupiter) è lo spunto per una riflessione: siamo veramente convinti che la quantità sia più importante della qualità? Da vecchio internet addicted preferisco limitare il tempo speso online aumentando la qualità della navigazione. Certo, non sarà così per tutti, ma forse è un approccio sensato e più produttivo.
2. La rete facilita il networking, ma poi il bello è conoscersi di persona. Chiunque abbia un blog lo sa: internet ha il grande vantaggio di farci incontrare e relazionare a distanza. Però è quando ci si trova viso a viso, magari davanti a un piatto o a un bel bicchiere, che il cerchio si chiude e si vivono i momenti più belli. Insomma, onore alla socialità offline.
3. Sarebbe interessante vedere quali segmenti di utenti stanno riducendo il tempo speso in rete. Vedo infatti sempre più amici e conoscenti che fino a ieri utilizzavano poco o niente il PC apparire su Facebook e utilizzarlo in maniera continuativa. Al segmento dei “nuovi entusiasta della rete” si sta contrapponendo quello di chi ne è stanco?
4. Esiste in rete qualche altra survey che mostra un andamento differente (se non sbaglio, nel corso dell’anno ho avuto modo di vedere dati che evidenziavano un trend diverso)?
5. Se così non fosse, quale impatto un fenomeno simile può avere sull’advertising online o meglio su chi vende online media e ha quindi il compito di identificare, proporre e vendere nuovi formati?
Si possono fare spot interessanti
Andrea Andreutti - 20/11/08Basta non essere banali, avere un po’ di coraggio e scegliere un testimonial talmente unico da poter scherzare su sè stesso.
Tra Europa e Stati Uniti c’è ancora un gap considerevole.
Viral e UGC
Andrea Andreutti - 13/11/08La mia posizione sui video virali è nota (ne ho parlato anche su questo blog qui e qui).
Sono un territorio sul quale ci si deve avventuare con preparazione e con i piedi di piombo perchè stupire e coinvolgere è di giorno in giorno più difficile. Ritengo che il viral debba essere utilizzato in modo strategico e oltre a funzionare (ovvero avere un effetto “virale” lo do’ per scontato) non debba essere fine a sè stesso, perchè altrimenti il beneficio che può portare al brand o al prodotto è pressochè nullo.
Per questi e altri motivi in questi mesi ho quindi continuato a studiarne il fenomeno, ma non mi sono cimentato nello sviluppo di video viral per la rete.
Anche sul discorso User Generated Content , penso sia ormai tempo di riflessione. Trovo sterile e poco stimolante sviluppare progetti in cui le persone devono impegnarsi e mettersi in gioco al solo fine di vincere un premio (mi ricorda tanto il giochino della carota con il somarello).
Gli utenti sono maturi e ritengo più gratificante, oltre che corretto e utile, coinvolgerli nel momento in cui hanno qualche esperienza, messaggio, sogno, da condividere insieme all’azienda. In caso contrario non si sta altro che adattando in ambito UGC lo stesso processo con il quale, nel 1999-2000 si sviluppavano gli advergame, dei quali grazie a Dio nessuno sente la mancanza.
Web. Se la scheda prodotto non basta più.
Andrea Andreutti - 12/11/08Dare all’utente la possibilità di scrivere una breve review da integrare nella scheda prodotto, permettere agli altri visitatori del sito di votare l’apprezzamento della review stessa, assegnare infine al prodotto un voto di gradimento (con le classiche stellette).
Questa l’idea di cui parlavo oltre un anno fa con alcuni amici, riferendomi al sito corporate di Samsung Italia.
Certo, è un approccio che richiede una certa maturità e accettazione da parte di marketing e vendite, perchè il prodotto perfetto non esiste e c’è sempre la possibilità che tra tante recensioni positive spunti anche qualche critica.
Allo stesso tempo però, vista la crescente considerazione che gli utenti attribuiscono alle opinioni da loro stessi generate sui prodotti che hanno avuto modo di utilizzare, un’implementazione di questo tipo è in grado di creare un valore aggiunto tangibile a tutti (azienda e utenti), a costo pressochè nullo.
Così oggi mi ha fatto particolarmente specie vedere che sul sito Samsung USA alcune di queste funzionalità sono state implementate. La ritengo l’ennesima conferma della maturità e sensibilità di chi si occupa di marketing negli States: se lo scenario cambia, non ha senso far finta di niente e attendere. Bisogna cambiare le proprie abitudini e gli approcci consolidati per trarne subito vantaggio.
Ho una sola annotazione verso quanto fatto dai colleghi statunitensi, dove all’utente basta registrarsi per poter scrivere una review o pubblicare un commento video.
Personalmente, sempre previa registrazione, consentirei di scrivere una recensione su un modello specifico solo a chi ne è realmente in possesso ed è quindi in grado di dimostrarlo inserendo il codice seriale del prodotto che ha acquistato in fase di registrazione.
In questo modo si ottengono due vantaggi:
1. chi scrive lo fa sulla base di una reale esperienza derivante dall’utilizzo del prodotto e quindi il suo commento assume ancor più valore per gli altri utenti
2. lato azienda si sviluppa un marketing database di clienti vicini alla marca perchè desiderosi di condividere la propria product experience, dando anche un contributo fattivo agli sviluppi futuri
Chissà che fra qualche anno approcci di questo tipo non comincino ad essere più accettati e diffusi anche in Europa.
Fa sempre un certo effetto…
Andrea Andreutti - 12/11/08Altri dati ISTAT 2008 disponibili qui.

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