Corriere.it due giorni dopo
Andrea Andreutti - 04/10/07Non volevo parlarne ma il post di Matteo mi ha stuzzicato.
Mi rendo conto che reinventare il layout di un quotidiano online non sia un gioco da ragazzi. Pero’, a freddo e con irriverenza, mi permetto di dare una definizione della nuova home page del Corriere.it: “Tre colonne, dal serio al faceto”.
Dove il faceto sono la sfilza di banner pubblicitari che occupano l’intera parte destra del mio monitor appena apro l’home page.
Poi, dato che qui a Milano bisogna fare i fighetti, una bella sfilza di link (finalmente ben visibili) a blog e forum. Mi sembra logico, che oggi blog e forum sono di moda.
A proposito, ma siamo proprio convinti che un buon quotidiano online debba per forza provare a essere “2.0″ invece di focalizzarsi sulla qualita’ o approfondimento delle notizie con l’ottica di far capire meglio ai lettori il perche’ delle cose?
Primo Congresso dei Freelance di ADCI
Andrea Andreutti - 03/10/07Utile e stimolante l’incontro di questa mattina organizzato dall’ADCI.
Freelance e agenzie si sono incontrati e hanno cercato di fotografare con obiettivita’ la loro situazione e quella del mercato per cercare di capire dove andare a parare nei prossimi mesi.
Maurizio Sala apre la giornata parlando di situazione di “dissolvenza professionale” e di “strutture in crisi“.
Cosi’ il numero dei freelance cresce sempre piu’, in un mercato che vede le agenzie giocare al ribasso tra loro per non farsi sfuggire il cliente, spesso addirittura in concorrenza i freelance stessi.
E i clienti (cioe’ le aziende), dal canto loro fanno la loro parte affidandosi alle realta’ piu’ economiche, anche se alla fine e’ la creativita’ (e il settore intero) che ci rimettono.
Come dice Gianni Lombardi, sembra di essere in una giungla in cui agenzie, freelance e clienti devono coesistere.
Solo che in una giungla l’obiettivo degli abitanti e’ salvaguardare la giungla stessa, cosa che non sta avvenendo nel settore dell’advertising. Personalmete aggiungo che pero’ la legge della giugla prevede anche che i piu’ deboli siano destinati a scomparire. Pensiamoci sopra.
Condivisibile anche la considerazione di Fulvio Zendrini, unica voce “ufficiale” dei clienti: se un’azienda lancia una gara tra un numero limitato di agenzie e subito se ne si presentano altre dieci chiedendo di partecipare, voi nei panni dell’azienda direste di no? E a ben vedere non ha tutti i torti. E’ un po’ come trovarsi nei panni del cantante famoso al quale, a fine concerto, bussano al camerino un cospiscuo numero di ragazzine molto interessate. Voi le mandereste via?
In una situazione in cui ognuno ha le sue responsabilta’ si tirano giustamente in ballo anche i centri media, il cui ruolo e’ quello di aver privato le agenzie di quella linfa vitale che permetteva di mantenere i talenti con la T maiuscola a fronte di piani media fotocopia (e con media mix per nulla al passo con i tempi) in cui la creativita’ delle campagne gioca spesso un ruolo marginale.
La mattinata scorre veloce, grazie anche a una rapida serie di interventi: quello a due voci di Sandro Baldoni e Pasquale Barbella che in maniera molto piacevole provano a tracciare un disegno delle diverse tipologie di freelance esistenti (per volere o per forza, di provincia o di citta’, passando per i ghostwriter e i moonwriter); quello di Giovanni Pizzigati che da’ speranza raccontando l’esperienza della sua realta’ creativa; quello di Nicola Pellegrini di QMark che presenta un progetto di ricerca che permettera’ di analizzare i freelance italiani insieme ad ADCI.
I lavori si chiudono con le due belle e sentite testimonianze di Pasquale Diaferia (che sono certo riportera’ direttamente il suo pensiero domani) e di Franco Moretti che mi fa sorridere descrivendo metaforicamente la situazione dell’advertising in Italia.
E’ gia’ l’una e i lavori si chiudono.
Mentre me ne torno in ufficio provo a tirare le fila di quanto ho ascoltato.
Sembriamo tutti convinti che la situazione dell’advertising in Italia sia particolarmente triste. Diffusa anche l’opinione che serva una svolta da parte di tutti: agenzie, freelance (meglio se uniti), clienti e forse anche centri media.
Perche’ il miracolo avvenga e’ pero’ necessario che qualcuna di queste entita’ si metta in gioco, al di la’ dei singoli “egoistici” obiettivi commerciali, rischiando anche del proprio.
E’ in questa faticosa fase che la bella teoria dovrebbe diventare pratica.
Stiamo a vedere se succede qualcosa.
E lo chiamano marketing
Andrea Andreutti - 02/10/07“Hai ragione, il web e’ importante ma purtroppo siamo cosi’ impegnati che non riusciamo a gestire le schede dei nuovi prodotti. Appena abbiamo un attimo lo facciamo.”
Poi li scopri davanti alle bozze di un catalogo cartaceo che nascera’ gia’ vecchio e che verra’ stampato in poche migliaia di copie. La meta’ di queste e’ destinata a giacere dimenticata nei magazzini di qualche punto vendita.
Il marketing, in Italia, e’ anche questo.
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