La nuova rivista Riders

Il primo numero di una nuova rivista mi incuriosisce sempre, specie quando ha un nome impegnativo: Riders. Uomini, moto, passioni.

Un po’ perche’ sono convinto che “rockers” o “bikers” (e quindi anche riders) non si nasca ma ci si diventi col tempo. Un po perche’ quando un direttore editoriale sceglie un nome cosi’ importante dovrebbe per lo meno aspettarsi di suscitare l’interesse di persone che hanno la moto nel sangue, oltre che nel cervello.
E non parlo assolutamente dell’anacronistico stereotipo dei motociclisti “sporchi, brutti e cattivi”, ma di quelli che usano la moto tutto l’anno, che ci sia il sole o che piova, dei sessantenni su Gold Wing che macinano migliaia di chilometri al mese con moglie al seguito, di quelli come mio suocero che nonostante l’eta’ hanno ancora in box il loro vecchio Guzzi Airone, di quelli che con il primo motorino o il primo 125 sono partiti per un piccolo grande viaggio di qualche ora con il sogno negli occhi.

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Cosi’ appena ho cominciato a sfogliare la rivista, ho trovato subito qualcosa di strano: il tipo di inserzionisti delle prime pagine pubblicitarie. Tutti marchi alla moda, di quelli in voga tra i fighetti milanesi da happy hour.
Poi sono passato agli articoli e anche qui ho capito di non rientrare tra i “lettori tipo” della rivista. Mi spiace ma sapere che moto ha l’attore americano in auge, quanto Elio (delle Storie Tese) maledica ancora chi gli ha rubato lo Scarabeo, cosa pensa Nico Cereghini delle marmitte che fanno rumore, leggere tre righe in croce sui proprietari delle Harley di Cuba e cosi’ via, non mi stuzzica affatto.

Al di la’ delle foto (alcune veramente belle), Riders nel suo approccio mi e’ sembrato piu’ un mix tra Men’s Health e il vecchio Max (per chi lo ricorda) piuttosto di una rivista che vuole veramente raccontare storie di uomini e passioni.

Sono comunque sicuro che Roberto Ungaro e il gruppo editoriale, prima di confezionare la rivista, avranno fatto le loro analisi e identificato sicuramente un potenziale segmento di lettori ai quali rivolgersi.

E allora ben venga Riders. Cosi’ come e’. Con tutte le cose che possono piacere e quelle che a altri possono dare sui nervi.

Quasi certamente non comprero’ il secondo numero, ma resto convinto che nel mondo sia sempre meglio una voce in piu’ che una in meno.

Punti di vista

L’ascolto da’ sempre buoni frutti: “Ora che le fiere come Smau (cosi’ come le si intendeva un tempo) non ci sono piu’, e’ piu’ difficile cogliere la voce degli utenti e i loro feedback sui prodotti”.

Al di la’ del fatto che i focus group esistono da una vita, qualcuno puo’ spiegare a tutti i manager italiani che da “qualche anno” esiste anche internet, ovvero una potenziale ed efficace mostra permanente che permette non solo di ascoltare la voce degli utenti ma anche di colloquiare con loro?
O oggi ho incontrato un marziano?

Mele virtuali

Leggo questa mattina da Spot and Web e riporto.
Anche oggi qualcuno e’ riuscito a strapparmi un sorriso.

“Le mele Marlene approdano nella “realtà virtuale”: infatti è presente da pochi giorni su Second Life il Consorzio che in Alto Adige coltiva le mele con il marchio Marlene. In una scenografia composta dalle immagini delle varietà di mela, dove ne svetta una gigante con l’inconfondibile marchio blu Marlene, una avatar distribuisce le sette varietà di mela dell’offerta Marlene, coinvolgendo i visitatori in una divertente e colorata “festa di mele”. Così come nella realtà, i frutti servono a rinforzare chi ne fa uso, donando agli utenti l’energia necessaria per esplorare le meraviglie virtuali di Second Life. Nello spazio creato dal Consorzio gli utenti possono inoltre ammirare in anteprima le immagini e i video del backstage del nuovo spot Marlene, che sarà in onda sulle emittenti televisive italiane dal 16 settembre. “Second Life rappresenta un importante mezzo attraverso il quale promuovere la conoscenza del brand Marlene, il primo del settore ortofrutticolo a creare un suo spazio in questo nuovo mondo” ha commentato Hannes Waldmüller, responsabile marketing del Consorzio VOG.”

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