Voglia di essere influenti?
Andrea Andreutti - 13/10/06Domani assistero’ all’evento Edelman Top of the blog.
Scopriremo chi sono gli influenti della blogosfera italiana.
Mi sembra ci sia voglia di essere nella top ten degli inflluenti.
Allora mi chiedo se i blog “debbano” per forza essere influenti (e se i relativi blogger abbiano di che esserne lieti) o se sia sufficiente che i blog siano letti (quindi il bello e’ essere nella top ten dei piu’ letti).
Personalmente preferisco la seconda interpretazione (quella della lettura come elemento principale) perche’ piu’ vicina all’ottica di “dono” di conoscenza/valore di cui parlava anche Luca De Biase a Smau.
La prima, sapete com’e', mi riporta tanto al déjà vu della carta stampata e della TV.
Postare di notte non aiuta ![]()
Riprendo il discorso. E’ il termine “influente” che non mi piace, o forse la sua traduzione in italiano. I blog siano uno strumento di dialogo e il dialogo aiuta le persone a farsi un’opinione o a modificarla. Ma vivo con negativita’ il “lasciarsi influenzare” e l’atteggiamento passivo insito in questo atteggiamento. In pratica attribuisco ai blogger e al bloggare un ruolo piu’ nobile: quello di dialogare senza pensare direttamente di influenzare.
Xmas coming soon
Andrea Andreutti - 12/10/06Come non ricordare i Twisted Sister?
Vi consiglio di fare come me e reperire subito l’album “Twisted Christmas”.
Sono tornato indietro di 15 anni.
Si’, questo sara’ un Natale all’insegna del rock.
Per tutta la famiglia ![]()
Ali tarpate
Andrea Andreutti - 09/10/06Con il passare del tempo sembra sempre piu’ evidente.
I responsabili sono loro, che avevano pagato il biglietto per quel volo.
La verita’ fa male
Andrea Andreutti - 09/10/06Questa volta e’ toccato a Anna Politkovskaya.
Si parla di blog
Andrea Andreutti - 04/10/06Sto pensando al convegno di domani, ai blog e alle aziende, a come e’ cambiata velocemente la diffusione delle informazioni in rete negli ultimi due anni.
Oggi un prodotto di elettronica di consumo non fa tempo ad essere presentato sul mercato o dato in prova in anteprima in qualche parte del mondo che oltre alla notizia sui blog ecco apparire su YouTube filmati amatoriali che ne mostrano particolari, funzionalita’ e packaging, quando non si tratta addirittura di veri e propri test completi.
Poi ci sono nuove forme editoriali che tramite commenti riescono a creare delle vere e proprie community. Anche loro catturano al volo le news dagli headquarter, le localizzano e le mettono a disposizione dei lettori che cominciano a dare i loro feedback.
Voglio dire, le news, lo scambio di opinioni e pareri su un prodotto, su un’azienda, sul servizio offerto agli utenti ci sono sempre stati anche prima di internet. Ma la loro portata era limitata.
La mia sensazione e’ che oggi i blog e alcune piattaforme di social networking abbiano facilitato lo scambio di informazioni e il confronto in rete, sviluppato piu’ velocemente e facilmente relazioni (anche “a tempo determinato”) tra persone con interessi specifici (anche solo in momenti specifici).
E tutte queste informazioni, contrariamente a quando esistevano solo newsgroup e forum, sono ancor piu’ facilmente a disposizione di chiunque ne abbia bisogno per effettuare scelte e valutazioni.
E qui parliamo di migliaia di persone in gioco. E con i blog si sa chi parla, si puo’ capire come la pensa su altri argomenti e prendere le “misure”.
E allora la valenza dei contenuti generati assume tutto un altro peso.
Di fronte a questa diversa diffusione delle informazioni il marketing non puo’ stare alla finestra o alla scrivania.
Nelle singole filiali, fuori dagli headquarter, le conferenze stampa, i comunicati, le presentazioni di lancio, hanno sempre meno senso.
Nei dipartimenti marketing di filiale ha forse ormai piu’ senso focalizzarsi sulla ricerca, la raccolta, l’analisi delle informazioni presenti in rete per valutare l’interesse verso quel prodotto e le sue caratteristiche.
E’ piu’ importante capire subito se quello che gli utenti apprezzano di un nostro prodotto corrisponde alle nostre convinzioni o se siamo completamente fuori strada e ha senso ritarare comunicazione, offerta e quant’altro.
Infine, se ci riusciamo, ha ancor piu’ senso partecipare alla discussione online con gli utenti (che siamo noi quando guardiamo prodotti di altre marche), parlando della nostra azienda e della nostra offerta, spiegando che il prodotto perfetto non esiste.
Esistono prodotti di qualita’ con tanti plus e alcuni inevitabili piccoli difetti.
Il peso dei plus e dei minus varia da persona a persona a seconda delle specifiche esigenze e di quelle funzionalita’ del prodotto che andra’a utilizzare.
Ma ritorniamo a noi e al blog che ho attivato un anno fa per l’azienda in cui lavoro.
Come ha detto qualcuno e’ un corporate blog ben integrato con il sito isituzionale, con visibilita’ in home page e link al tab “News”, ha la funzione di ricerca, gli RSS, la suddivisione per categorie, una grafica integrata e immagini di buona qualita’, un focus preponderante sui prodotti e sugli eventi a cui l’azienda partecipa, anche se a volte non disdegna post di altro tipo.
Dicono anche che il linguaggio sia sufficientemente informale e amichevole.
Mi fa piacere si percepisca l’idea di un’azienda di persone che parla ad altre persone. Probabilmente e’ questo uno dei motivi per cui visite e sottoscrizione ai feed sono in crescita continua. Per il momento non ci si confronta ancora, almeno qui, perche’ la policy aziendale non permette di abilitare i commenti. E allora ci si va a confrontare altrove, a volte utilizzando trackback per ovviare parzialmente all’inconveniente.
Alcuni anni fa, in occasione del lancio di una campagna viral, avevo detto che il messaggio sul marchio non e’ piu’ solo quello veicolato dall’azienda tramite le forme di comunicazione istituzionale classiche ma piu’ che mai quello che gli utenti diffondono a fronte della loro esperienza con il marchio stesso.
Ne sono sempre piu’ convinto. Anzi, ci sono marchi la cui immagine e successo sono stati “creati” dagli stessi utenti.
E allora continuo a credere che per un’azienda attivare una comunicazione bidirezionale sul proprio blog con il proprio pubblico non significhi solo offrire solo un servizio in piu’, ma dimostrare la propria volonta’ di confronto, ascolto, crescita comune, che sono poi le cose che tutti noi cerchiamo nelle relazioni con gli altri.
Passi di questo tipo richiedono tempo, volonta’, investimenti.
Soprattutto nelle multinazionali, dove un cambiamento di questo tipo deve essere sostenuto dalla convinzione dell’intera azienda e non solo da alcuni.
Il cammino iniziato un anno fa continua ad entusiasmarmi.
Si e’ fatta un bel po’ di strada e ne resta ancora da fare.
Domani ne parliamo.
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