Grand illusion

No, questo post non parla della ripresa economica italiana, ma di qualcosa di piu’ leggero.

Non e’ solo un’automobile che compare dal nulla in mezzo al palco. E’ la macchina che il nonno di David Copperfield, onesto lavoratore convinto che con il cinema e la magia non ci si potesse guadagnare da vivere, ha invano desiderato comprarsi per tutta la vita. E Copperfield, che ha raggiunto il successo con perseveranza e credendo nei propri sogni, la offre simbolicamente in dono a lui. Cosi’ anche le targhe in metallo delle vecchie auto usate del nonno, guarda caso, hanno gli stessi numeri che persone diverse scelte a caso tra il pubblico hanno scritto pochi minuti prima su un tabellone.

E ancora non un semplice teletrasporto ma il ricongiungimento in una lontana localita’ tropicale collegata via satellite tra la ragazza che con Copperfield scompare dal palco con in tasca una foto di gruppo appena scattata e il padre, che non ha mai potuto portarla in vacanza. La ragazza da lontano mostra la foto a noi di Milano e resta la’. Copperfield invece ricompare nel mezzo della platea con i pugni pieni di sabbia appena raccolta.

Lo spettacolo che ho visto sabato pomeriggio ha un ritmo meno sostenuto di quello che vidi sempre a Milano nel ‘94, ma non e’ meno coinvolgente. Sembra creato piu’ per un teatro di Las Vegas che per un palazzetto dello sport ma funziona, grazie anche ai due racconti portanti in stile Carramba.

Nonostante un video autocelebrativo mostri il record di biglietti mai venduti al mondo per uno spettacolo, gli spalti del Dutchforum sono semivuoti, probabilmente anche per il prezzo elevato dei biglietti.
Peccato, perche’ lo show e’ bello e alla fine gli applausi arrivano meritatamente.

David e’ sempre bravissimo a far scomparire le persone, ma forse sabato avrebbe preferito farne comparire qualcuna in piu’ per infoltire il pubblico ;-)

Motomondiale

Bravo Hayden: i mondiali si vincono anche ai punti
Bravo Capirossi: strepitoso, poteva essere il suo anno
Bravo Rossi: la sua professionalita’ non si mette in dubbio
Bravo Bayliss: quando i “vecchi” insegnano

Meno bravo Guido Meda: le telecronache partigiane che non tengono conto delle diverse tifoserie rischiano facilmente di scadere nell’antipatico
Meno bravo Nico Cereghini: spesso sopra le righe, come oggi. Chiude la sua intervista con Valentino Rossi sulla mancata vittoria del mondiale dicendo: “Bravo Vale, fenomeno non solo nei fumetti, ma nella vita vera”. Si dimentica di quei fenomeni che mantegono la famiglia con 1.000 euro al mese.

Workshop UPA

Ieri pomeriggio ho assistito al workshop organizzato dall’UPA (Utenti Pubblicita’ Associati) dal titolo “Metacomunicazione, marketing non tradizionale, brand reputation”.

Riporto alcuni spunti:

>> Buona partecipazione da parte delle aziende. Vuol dire che l’argomento e’ caldo e l’interesse crescente, indipendentemente dal settore merceologico in cui operano. Ho avuto la sensazione che parecchie aziende sentano la necessita’ di esplorare nuovi approcci di marketing (anche se ancora non ben identificati) e abbiano bisogno di supporto per farlo.

>> Stimolante e di buon senso l’intervento di Bernard Cova che ha parlato del marketing che cambia. Ha anche ricondotto il crescente atteggiamento anti-marketing di alcuni utenti al desiderio di non essere trattati come “stupidi” ma come individui con competenze specifiche, pronti a giocare un ruolo attivo nel mercato insieme alle aziende stesse.

>> Parlando di blog, non poteva sfuggire il tema della loro credibilita’.
Si e’ detto che la blogosfera e’ credibile e autorevole quanto la carta stampata. Merito del confronto continuo tra gli individui, l’isolamento degli estremisti, la correzione collaborativa e veloce di ogni errore presente nei post e nei commenti.

>> Come capita sempre c’e’ stato anche chi si e’ fatto prendere la mano e, come ai tempi della vecchia e cara new economy, ha detto che “tutto quello che andava bene fino a ieri oggi non funziona piu’ e bisogna voltar pagina il piu’ velocemente possibile”. Personalmente non mi trovo d’accordo con posizioni di questo tipo perche’ troppo assolute. Non penso sia furbo buttare nel cestino le 4P del marketing anche se e’ sicuramente sensato andare oltre; al giorno d’oggi fermarsi li’ e’ puro masochismo.

Concludo con una riflessione. Prima di mettere in pista dall’oggi al domani strategie di marketing che mettono l’utente al centro e capire poco dopo che si e’ fatto il passo piu’ lungo della gamba perche’ l’azienda non e’ ancora pronta, perche’ non fare i primi esperimenti internamente?

Nella giornata si e’ parlato anche di:
Kathy Sierra
Marketing Without Marketing di Alex Wipperfurth

Quali ingredienti per un evento che funziona?

Sabato mattina ho assistito a un evento organizzato da Osram per presentare la propria lampada DOT-it.
In alcuni capannoni del Superstudio sono stati creati circuiti a ostacoli che simulavano la “giungla metropolitana”. Questa corsa ad ostacoli che si chiama Parkour e’ stata inventata in Francia da David Belle all’inizio degli anni ‘80 ma vi assicuro che la cosa funziona anche qui da noi dopo oltre vent’anni, a vedere il pubblico presente e il numero di ragazzi che avevano pagato per poter seguire il corso tenuto da alcuni istruttori specializzati.
La cosa mi ha fatto riflettere su quali potrebbero essere oggi gli ingredienti per un evento che funziona.
Ecco alcune considerazioni:

1. i prodotti comunicano: oggi molti prodotti (e servizi) hanno sfaccettature diverse e sono in grado di comunicare da soli. Valutiamo la possibilita’ di “farli vivere” in maniera efficace all’interno dell’evento. Ognuno ne portera’ a casa la percezione piu’ vicina al proprio modo di essere. Questo approccio funziona meglio di presentazioni e discorsi istituzionali. Ma se proprio non possiamo farne a meno, non annoiamo il pubblico con speech superiori ai 15-20 minuti totali.

2. l’evento deve essere esclusivo: con la diffusione di internet e dei canali satellitari per un’azienda diventa difficile trovare un elemento di attrazione/richiamo veramente nuovo. Occorre identificarlo con attenzione per evitare di proporre qualcosa di poco interessante e gia’ visto.

3. attenzione al contesto: nonostante la globalizzazione, abitudini e interessi, mode, culture e stili di vita variano da paese a paese. Cio’ che attira pubblico in un posto del mondo puo’ non farlo in un altro, a meno di non adattarne o modificarne la formula.

4. scelta della location (1): a meno che non si stia parlando dei campionati di parapendio, e’ bene prendere in considerazione luoghi facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. Se poi la location si trova in un’area alla moda, meglio ancora. Il pubblico potra’ approfittarne per partecipare all’evento e continuare la giornata/serata nella stessa zona. Non serve neppure focalizzarsi su locali particolarmente lussuosi o ricercati: e’ tutto l’insieme che deve funzionare e coinvolgere.

5. scelta della location (2): organizzereste mai un rave all’aperto in dicembre? Se necessario meglio optare per una location che offra la doppia soluzione aperto/chiuso. I matrimoni insegnano ;-)

6. coinvolgimento a 360 gradi: per far colpo e’ bene che il pubblico sia sollecitato da piu’ stimoli, anche contemporaneamente: elementi di design, giochi di luce, beverage, musica giusta e quant’altro fanno si’ che il pubblico non si senta “solo” anche per un momento.

7. la regia deve essere perfetta: la TV e i videoclip ci hanno abituato a ritmi veloci, senza tempi morti. In pratica meglio concentrare un evento di due ore in un’ora e mezza che dilatarlo eccessivamente con il rischio di annoiare.
L’occhio sul cronometro e l’attenzione maniacale ai dettagli diventano un elemento fondamentale per l’organizzatore.

8. no a figli e figliastri: se si prevede un diverso trattamento per alcuni invitati VIP, e’ bene che gli altri invitati possano comunque godere di vantaggi diversi. A volte basta poco. Nel caso di uno spettacolo, ad esempio, e’ sicuramente comodo starsene serviti e riveriti al tavolo riservato, ma volete mettere l’emozione di chi si trova a solo un metro dall’artista? Vuoi vedere che qualche vip si buttera’ nella mischia?

9. creare esperienza: un evento lascia il segno quando protagonisti e pubblico riescono a entrare in contatto e a condividere esperienza superando le vecchie barriere istituzionali.

A questo punto mi sorge un dubbio.
Non e’ che il post mi ha preso la mano e sto parlando di “eventi 2.0″?
Spero di no. Voi cosa ne pensate?
Chi ha qualche altro ingrediente da aggiungere?

Fuori

Vengo a sapere che Ceccherini e’ stato squalificato dall’isola dei famosi per aver bestemmiato.
Strano. Pensavo lo facessero solo i telespettatori che, pagando il canone, capitavano sulla trasmissione.

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